Concorso Fotografico 1992

 

Mostra di Pittura Estemporanea

Ogni anno dal 1961 si ripete, in concomitanza con la Pentecoste, il Concorso Nazionale di Pittura Estemporanea "Città di Paternopoli".

Si tratta di un avvenimento di notevole rilievo, tanto che vi partecipano artisti illustri provenienti da tutta Italia. Le opere, normalmente, sono realizzate tra la mattina del sabato di Pentecoste e la domenica successiva.

Il tema riguarda sempre e comunque il nostro paese, visto, di volta in volta, in chiave diversa rispetto agli avvenimenti che si susseguono.

 

 

 

 
Albo D'oro2014 - Ingino

2012 - Costanzo
2011 - Mazziale
2010 - Cellanetti
2009 - Smeraglia 
2008 - Badia
2007 - Cellanetti
2006 - Zito
2005 - Caporizzo 
2004 - Sapio, Mazziale 
2003 -A. Altieri
2002 - F. Basile
2001 - Sapio
2000 - Pelosi
1999 - Barbieri
1998 - Pelizzo
1997 - Puopolo
1996 - Puopolo
1995 - Pugliese
1994 - Collovà
1993 - Nisco
1992 - Zampella
1991 - F.Carmine
1990 - Puopolo
1989 - Costanzo
1988 - Grassia
1987 - Costanzo
1986 - Collovà
1985 - Grassia
1984 - Maglio
1983 - Sole, Puopolo
1982 - Altieri, Lombardi, Fantauzzi, Collova, Nisco, Sole, Storti
1981 - Pugliese
1980 - Froncillo
1978 - Bardeggia
1977 - Stingo
1976 - Lombardi, Ruscitti, Carpine
1975 - Lombardi, Ruscitti
1974 - Ambrosone
1973 -
1971 - Formato
1967 - Moscaritolo
1961 - Faella

 
Albo D'oro Quadri da Studio

2014 - Carusone
2013 - Iuliano
2012 - ----
2011 - Guarino
2010 - Sole 
2009 - D'Amico
2008 - Vecchio
2007 - Di Lascio
2006 - Smeraglia 
2005 - Troisi
2004 - Troisi 
2003 - I. Taurasi 
2002 - Costanzo 
2001 - Stella
2000 - Pelizzo
1999 - Pelizzo
1998 - De Stefano
1997 - De Stefano

Mostra Costumi Storici

Di seguito le foto della mostra sui costumi storici (2005).

 

Macenata

Edizione 2018,Edizione 2017,Edizione 2016Edizione 2010Edizione 2009Edizione 2008Edizione 2006Edizione 2004, Edizione 2003Edizione 2002

 

La vendemmia rappresenta per il mondo contadino non solo il coronamento di un durissimo anno di lavoro ma un momento di gioia e di spensieratezza per tutti: un momento di sana aggregazione che coinvolge uomini e donne, vecchi e bambini in un rituale antico che mantiene un fascino tutto particolare, magico e misterioso che pochi altri riti legati al raccolto possono vantare.

Per l'importante avvenimento si sceglie sempre una giornata serena e soleggiata e di tardo mattino in modo tale che l'uva non venga bagnata dalla rugiada e si possa conservare più a lungo.

La settimana precedente la vendemmia ogni famiglia si dedica ai preparativi per l'atteso avvenimento.

Si mettendo da parte cisti, panari, forbici e coltelli. Si reclutano gli asini per il trasporto dell'uva, si fa la conta delle persone (per lo più parenti e vicini).

Il mattino del gran giorno ci si alza sperando nel beltempo e, armati dell'occorrente, ci si dirige verso il vigneto, dove i presenti si spandono tra i lunghi filari e, prima di dare il via alla vendemmia, ci si fa il segno della croce come augurio per un buon raccolto.

Durante la giornata si canta e si ride e, di tanto in tanto, si innalzano stridenti grida di fanciulli che fanno a gara a raccogliere il grappolo più grande. Le donne, con il capo coperto "ra lo maccaturu" annodato dietro la nuca, raccolgono l'uva dentro "a lo solonale" (grembiule) per poi riversarla nei grossi cesti che, una volta colmi, si portano davanti alla masseria per essere svuotati nei tini. Si continua così per l'intera mattinata fino all'arrivo della brava massaia che annuncia la sosta per il pranzo, invitando tutti a radunarsi all'ombra degli ulivi. Il pranzo contadino viene disposto con grazia e fa sfarzo di: pane casereccio, peperoni arrostiti, soppressata, qualche formaggio e numerose brocche di terracotta colme di vino.

Proprio tra un bicchiere di vino e l'altro si parla del più e del meno: chi rievoca vecchi episodi relativi alle vendemmie passate, chi confronta il raccolto con quello degli anni precedenti, chi improvvisa originali brindisi e chi rammenta qualche antico proverbio.

Dopo la breve pausa, e più allegri di prima, si riprende il lavoro che termina a tarda sera tra la soddisfazione generale. Le donne fanno ritorno a casa con in testa un paniere pieno della migliore uva che il proprietario distribuisce per antica consuetudine.

E fu di Venerdì...

Opera teatrale scritta e diretta da Felice D'Amato; ha il preciso intento di raccogliere parole dialettali ormai andate in disuso e narrare l'episodio dei primi miracoli della Madonna della Consolazione.

La trama, semplice e scorrevole, si basa su una attenta analisi dei costumi prettamente paesani, dei pettegolezzi e di come vengano amplificati nel passare di bocca in bocca, del comportamento delle persone che diventano sempre più ricche a scapito della povera gente, dei furbi, dei "buoni a nulla", delle persone intelligenti, delle persone innamorate, e, soprattutto, della narrazione della storia di una ragazza, che per la sua bontà d'animo, viene additata quale "pazza" e che, tutta via, con il passare del tempo, diventerà "veggente".

E' proprio costei, infatti, quella che radunerà, davanti alla Chiesa, Gennaro Corbello, Caterina Piccarini, Gaetano Giannitti e Vittoria Marra, le quattro persone che vennero graziate dalla Madonna subito dopo il miracolo di Gianbattista D'Amato, avvenuto alle ore 15.00 di Venerdì 16 Aprile 1751.

  • Regia: Felice D'Amato
  • Aiuto regista: Antonio Laurano
  • Scene e costumi: Maurizio Iannino
  • Registrazioni: Radio Magic

 

2008 - Paternopoli

Il 9 Settembre 2008 l'opera è stata messa in scena per la prima volta a Paternopoli grazie all'impegno del Comitato Festa S.Antonio da Padova, Felice D'Amato e tanti appassionati del nostro paese.

 


2003 - Taurasi

La messa in scena dell'Opera è stata possibile grazie alla collaborazione dell'Amministrazione Comunale di Taurasi e di Antonio Dello Iacono, ma, soprattutto, quello che si è distinto è stato l'entusiasmo, il senso di responsabilità e l'impegno serio di tanti giovani taurasini, i quali, hanno sacrificato parte delle loro vacanze e dei propri impegni per essere sempre presenti alle prove (durate oltre due mesi).