Quarant'anni senza Angelo Caporizzo

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Il 28 maggio del 1986, quarant'anni fa, moriva a Paternopoli Angelo Caporizzo: era il sindaco in pectore del nostro paese, aveva quasi tutta la popolazione sdraiata ai suoi piedi, possedeva una potere smisurato, le casse comunali erano stracolme di soldi per la ricostruzione e, esattamente un'anno prima, aveva stracciato nelle urne gli avversari della Democrazia Cristiana e del Partito Comunista.

Se non fosse morto, sarebbe stato difficile o molto improbabile scalzarlo da quello scranno e avrebbe fatto il sindaco fino agli anni 2000.

La cifra tonda, cioè la quarantesima ricorrenza, mi hanno portato a rinnovare il ricordo. La sua personalità e la sua figura ebbero un ruolo determinante nelle vicende del nostro paese.

Per i suoi numerosissimi simpatizzanti, fu il sindaco delle aperture sociali e delle politiche fortemente innovatrici; la sua lungimiranza lo portò alle creazione di un banca; fu il sindaco del Paternopolicentrismo e della perenne voglia di creare una identità.

La sua figura, per i suoi laudatores, ha molto sacrificato e molto pagato per Paternopoli.

Ma questo ragionamento potrebbe essere rovesciato dai suoi antipatizzanti: Paternopoli ha patito molti sacrifici e molto pagato anche per gli errori del suo sindaco( la gestione autoritaria del potere, la ricostruzione).

L'anagrafe non mi ha consentito di conoscerlo, quindi con lui e con quel periodo non ebbi nessuna familiarità.

Posso dire di sapere poco, ma credo che quel poco possa essere tutto. Perché i più grandi successi Angelo Caporizzo iniziò ad inanellarli il giorno dopo la sua morte.

E le medaglie ad appuntargliele al petto a iosa provvidero i suoi più strenui ed incalliti oppositori.

Tutta gente che, quando Angelo Caporizzo governava, lo osteggiava, lo demonizzava, lo linciava e lo criticava. E poi, quando questi personaggi sono andati al governo negli anni successivi, hanno incarnato i vizi, i tic ed i difetti che denunciavano in Angelo Caporizzo.

Cosa accaduta anche con un altro sindaco come Felice de rienzo( un Angelo Caporizzo che ce l'ha fatta): infatti alcuni suoi successori ne hanno goffamente scopiazzato politiche e vanamente scimmiottato iniziative( tutta gente che potremmo definire politicamente parlando "I Felice de rienzo che non ce l'hanno fatta).

Angelo Caporizzo, per utilizzare un terminologia odierna, era un figlio delle periferie sociali.

Si era fatto strada da solo e studiando, tant'è che riuscì a ricoprire il ruolo prestigiosissimo di vice-prefetto in quel di Campobasso.

La sua più grande vittoria politica non fu la campagna elettorale del 1985: quella vittoria fu viziata e drogata dagli effetti del post terremoto. La sua più grande vittoria fu la campagna elettorale del 1980.

Ma quella non fu solo la vittoria di Caporizzo. Quella fu la vittoria di quella Paternopoli magmatica, profonda, carsica e persino contraddittoria.

La vittoria delle masse che volevano protagonismo sociale e premevano alle porte del palazzo perché pretendevano di contare ; la vittoria di un popolo imbevuto di ansie tumultuose e fremiti di cambiamento, che non ne poteva più del vecchio governo e che voleva far sorgere a Paternopoli l'alba radiosa di una nuova amministrazione.

Anche le accuse sulla ricostruzione non sono tutte a bersaglio.

Perché la vera ricostruzione non iniziò nei decreti del governo, ma prima nell'animo della gente, ognuno intento alle proprie cose e al proprio tornaconto, senza alcun riguardo per il prossimo e per l'interesse generale.

Atteggiamento che, negli anni dopo la morte di Angelo Caporizzo, si è ulteriormente incrementato,amplificato e ingigantito.

Certamente, sotto la guida di Angelo Caporizzo, Paternopoli raggiunse il punto più alto della sua parabola politica. Fu un sindaco che traccio' un orizzonte e, soprattutto, uno che ebbe una visione.

Purtroppo, oggi, La gestione della politica è affidata a gente che applica quello che disse Ugo ojetti a montanelli: "Gli italiani sono un popolo di contemporanei, senza antenati né posteri perché senza memoria.

Chi oggi si occupa di politica ha fatto una damnatio memoriae su tutto il passato della nostra comunità.

Invece bisogna sempre ricordare tutte le personalità che si sono illustrate nel nostro paese.

Sarebbe opportuno ricordare sempre i sindaci che ci hanno lasciato( Salvatore De renzi, Pietro trosi, Nicola Famiglietti, Angelo Caporizzo, Alfonso De rienzo), invece di rinnovare il ricordo solo nelle campagne elettorali per solidarietà pelosa e allo scopo di sgraffignare qualche voto ai familiari.

Ricordare è sempre un gesto intelligente.

Diceva Montanelli "Un paese che ignora il proprio ieri, di cui non sa assolutamente nulla e non si cura di sapere nulla, non può avere un domani".

Ecco perché è Importante ricordare il passato. Perché il passato ci aiuta ad evitare di commettere errori nel presente e serve per creare le fondamenta su cui edificare il futuro.

Un grande paese deve portare a testa alta il suo passato e accettare le luci e le ombre dei suoi protagonisti.

Un grande paese, non deve mai dimenticarsi dei suoi figli: soprattutto quelli che si sono illustrati e fatto illustrare Paternopoli.

Se i vivi non hanno questa sensibilità e questa apertura mentale, mi auguro che I morti siano comprensivi e portino pazienza.

 

[Antonello Garofano]

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