Debiti fuori bilancio? La fiera delle bugie

Intervista al dott Felice De Rienzo, ex sindaco di Paternopoli ed attuale capogruppo di minoranza, sul debito fuori bilancio annunciato dal Comune, così come pubblicata sul giornale Il Quotidiano del Sud di domenica 10 aprile 2016 (prima parte) e 11 aprile 2016 (seconda parte)

 

“Il piacere dell’onestà, col permesso di Pirandello, è oggi diventato a Paternopoli il piacere della bugia. E la bugia è la declinazione più perfida del falso perché può essere sfuggente ed ingannevole”.

Dottore De Rienzo, che fa, cita i classici invece di rispondere alle accuse che le muovono ?

“Sì, perché nel nostro paese molti ormai vivono alla pinocchio, con grande gioia di esserlo e di sbandierarlo, magari via internet che è lo strumento della volgarità e della popolarità a buon mercato. Qui ti seguono i compagni di merenda, l’imbrattatele e l’imbrattacarte, l’amico di famiglia ed il padre della compagna di scuola di tuo figlio. Internet sta cambiando in male il costume di tutti i cittadini del mondo, a Paternopoli ha annullato anche la dignità di taluni internauti”.

Allora, lei, oggi capo dell’opposizione, ieri sindaco, viene additato a responsabile del debito fuori bilancio dell’ente Comune ?

“Su questa storia ne ho lette e sentite di tutti i colori. Ci si aggroviglia e ci si contorce in discorsi strani assai : c’è il sindaco, c’è l’assessore, c’è il critico, il supercritico, il perditempo, il dissacratore, il difensore d’ufficio, c’è anche il leccapiedi per vocazione, e ci sono pure le stupide galline che si azzuffano per niente. Insomma, siamo al teatrino dell’opera dei pupi dove si perde di vista quello che dovrebbe essere il fatto nudo e crudo : spiegare alla gente cosa è successo e cosa succede, dare alla gente l’informazione corretta, il fatto prima dell’opinione. Invece si fa il contrario: prima l’opinione, magari condita di livore, e poi, se c’è tempo, il fatto ma risciacquato nelle acque melmose della calunnia e della menzogna”.

Vogliamo entrare nel fatto ?

“Chiedo scusa per il preambolo e vengo subito al fatto, anzi ai fatti che sono sconvolgenti nella loro dura sostanza e raccapriccianti nella loro inaudita sequela. Sulla vicenda dell’avv. Rosato, i nostri ineffabili amministratori stanno imbastendo una grande mistificazione. Il loro fine è duplice: tentare di giustificare i propri gravi errori ed omissioni e, nel contempo, ingigantire il caso per addossarne la colpa agli amministratori che li hanno preceduti. Intanto, è bene ricordare a costoro che ogni amministratore succede al precedente ed eredita da questi i problemi della gestione quotidiana”.

E dunque ?

“Anche la mia amministrazione è stata costretta (per ben due volte) ad occuparsi dei problemi lasciati dai predecessori ( circa 60 contenziosi nel 1995 e circa una trentina nel 2011), senza mai lamentarsi né diffondere false e macchinose ricostruzioni dei fatti per discreditare altri. Le mie amministrazioni, per la verità, ne hanno lasciati sempre pochi, e diversi arrivavano anche da lontano avendoli già io ereditati. Anche gli amministratori in carica lasceranno ai loro successori le solite “ gatte da pelare” che, a quanto pare, ahi noi, non saranno poche né di facile soluzione. Il caso in esame ci riporta al problema generale di come la P.A., e gli Enti locali in particolare, deve gestire le vertenze giudiziali che inevitabilmente si presentano di volta in volta. La scelta del professionista legale è un onere troppo impegnativo e non può essere sottovalutato o, peggio ancora, distratto dal fine essenziale che è quello di tutelare l’Ente e con esso la collettività intera”.

E allora quale è stata la scelta della sua amministrazione ?

“In tutti questi anni la mia amministrazione si è quasi sempre affidata all’avv. Rosato, sia per le sue indiscutibili capacità professionali che per la provata dedizione al compito affidatogli. Quando si è assistiti adeguatamente e con professionalità non vi è motivo di “ cambiare e rischiare”, appunto perchè sono in gioco gli interessi della collettività. Ciò, di fatto, avviene anche per il privato cittadino che sceglie sempre il professionista più affidabile. Gli attuali amministratori, invece, sin dal primo momento hanno chiarito che per loro gli incarichi legali vanno affidati a rotazione a tutti i professionisti locali, a prescindere dalle capacità di ciascuno. Gli attuali amministratori considerano, in buona sostanza, l’incarico legale come un omaggio da distribuire equamente in favore di tutti i cittadini che posseggono i corrispondenti requisiti, e tale criterio lo hanno sbandierato come un merito. Poi, a ben vedere, succede sempre che le cose vanno diversamente, visto che costoro non hanno nemmeno seguito tale criterio affidando numerosi incarichi legali a professionisti forestieri ( vedere gli incarichi affidati agli avv.ti De Beaumont, Gargano, Cipriano, Tedeschi e Colucciello ). Le vertenze legali sono una cosa seria e non possono essere gestite con tanta “nonchalance”, semmai dando gli incarichi al legale il giorno prima dell’udienza, oppure senza consegnargli i documenti necessari alla difesa; oppure ancora, omettendo addirittura di costituirsi ( di queste cose parlerò più approfonditamente in altra occasione). La nostra scelta di affidarci al richiamato professionista non è stata dettata unicamente dalle sue capacità e dalla sua competenza, ma è dipesa anche dal fatto che l’avv. Rosato si è reso disponibile ed ha sempre collaborato con l’Ente in tutti questi anni, prestando attività di consulenza e assistendo i vari uffici ogni volta che si presentava la necessità; il tutto gratuitamente. Inoltre, il nostro ha assistito e difeso in sede penale e davanti alla Corte dei Conti diversi amministratori, vari segretari comunali e qualche dipendente, senza mai reclamare alcun compenso. Invece, prima di me, gli avvocati che hanno svolto attività simili hanno incassato decine di migliaia di euro dall’Ente”.

Andiamo al caso concreto

“Incredulo sulla versione che via via gli amministratori stanno cercando di accreditare, ho approfondito la questione informandomi e documentandomi, per cui vale la pena far sapere a tutti come sono andate realmente le cose. All’indomani dell’insediamento degli attuali amministratori, col garbo che contraddistingue ogni sua iniziativa, il sindaco Forgione inviava la nota 18/06/2014 all’avv. Rosato con invito “…a relazionare a questo Ente in merito ai contenziosi a Lei affidati e lo stato degli stessi…”, commettendo un primo gesto di altezzosità visto che l’approccio più ragionevole era quello di convocare l’avvocato e discutere. Da parte sua, l’avv. Rosato rispondeva con una relazione del 27/06/2014 nella quale segnalava anche le cause definite, precisando di non aver incassato alcunchè sia per quelle pendenti che per le altre ( tra le prime anche le cause di Morsa, che il Comune aveva vinto ma i giudici avevano compensato le spese legali). Dopo alcuni mesi, poiché gli amministratori mostravano di ignorare completamente il messaggio, l’avvocato inviava una nuova comunicazione in data 11/09/2014, sollecitando una definizione “cordiale e conciliativa” della vicenda, rinnovando la già resa disponibilità ad una intesa bonaria. Seguiva un altro significativo silenzio degli amministratori per cui l’avvocato inviava una nuova comunicazione in data 30/09/2014 nella quale, tra l’altro, segnalava l’ammontare del compenso preteso, pari a circa euro 50 mila, e precisava “…attenderò un ulteriore, finale termine di giorni dieci da oggi, con avvertenza che, permanendo il ritroso silenzio registrato sinora, mio malgrado, sarò costretto a percorrere altre strade per la tutela dei miei diritti…”. Solo allora ( e sempre ignorando la disponibilità ripetutamente resa dal professionista ), il sindaco inviava al legale la nota 09/10/2014, con la quale chiedeva la documentazione attestante l’attività svolta, al chiaro fine di perdere tempo visto che la documentazione era già nella disponibilità dell’Ente. A questo punto, l’avvocato Rosato rimetteva al sindaco la nota 03/11/2014 contenente la rinuncia agli incarichi le cui vertenze erano in corso con la seguente motivazione “…costretto evidentemente ad agire giudizialmente nei confronti di codesto Ente, per intuibili ragioni di ordine deontologico, con la presente rinuncio a tutti gli incarichi relativi alle processure ancora pendenti”. E, contemporaneamente, allegava le parcelle con il parere favorevole del Consiglio dell’Ordine”.

Quindi l’avv. Rosato non ha rinunciato agli incarichi per sua scelta ?

“Non perché non si sentiva sereno nello svolgere l’attività professionale per il Comune ( come sfrontatamente sostenuto dal sindaco e dall’assessore Balestra), ma è stato costretto a farlo proprio per poter agire giudizialmente, stante il rifiuto dell’Ente a qualsivoglia conciliazione. In data 19/11/2014, quando il primo decreto ingiuntivo era già stato reso dal Tribunale di Benevento in conformità alle richieste dell’avv. Rosato, il sindaco si decideva ( per la prima volta ) a convocare il professionista per il giorno 25/11/2014 per “…la definizione delle questioni dinanzi citate…”.”

Riprendiamo dall’avvocato Rosato e dalla rinuncia agli incarichi

“All’incontro tenutosi nella stanza del sindaco, presenti costui, l’avvocato Rosato con il figlio Gennaro e la segretaria comunale dell’epoca, esso avv. Rosato chiariva al sindaco il proprio disappunto per essere stato costretto inspiegabilmente a ricorrere al Tribunale e, coerentemente, dichiarava la propria disponibilità a definire tutte le vertenze rinunciando ai compensi maturati su questioni attinenti il bilancio ordinario per riceversi i soli compensi riguardanti i fondi della legge 219/81. Una soluzione che, praticamente, dimezzava la pretesa, senza pregiudizio per il bilancio ordinario. Inoltre, alle preoccupazioni del sindaco che riferiva di non avere disponibilità finanziarie, l’avv. Rosato segnalava che esistevano i fondi della 219/81, per averli svincolati proprio lui di recente ( su mandato del sindaco De Rienzo ), e offriva anche la possibilità di pagare il credito dimezzato con rate annuali, anche nell’arco di dieci anni, senza interessi. Di fronte ad una disponibilità così ampia ed articolata, il sindaco si limitava ad un laconico “le faremo sapere”, ponendo così fine all’incontro”.

Quale fu la risposta ?

“Fu la delibera di G. M. n. 85 del 12/12/2014 con la quale veniva incaricato l’avv. Tedeschi, del foro di Ariano Irpino, di impugnare il decreto ingiuntivo al dichiarato fine di non riconoscere al professionista nessuna somma, invocando improbabili cavilli. Il rifiuto sprezzante a qualsivoglia soluzione bonaria, quindi, indusse il professionista a richiedere altro decreto ingiuntivo per le vertenze pendenti, alle quali aveva rinunciato all’incarico. Il Comune affidò altro incarico all’avv. Tedeschi e fu promossa altra opposizione. Agli inizi di settembre scorso, il Giudice incaricato per i due giudizi di opposizione ha dichiarato provvisoriamente esecutivi i decreti, ordinando così al Comune di Paternopoli di pagare, ancorchè in via provvisoria, gli importi ivi liquidati. A seguire, pur essendo stati immediatamente avvisati della decisione del Giudice, gli amministratori hanno continuato a fregarsene, mentre l’avv. Rosato intimava atti di precetto e ben tre pignoramenti ai danni dell’Ente, con intuibile gran lievitazione delle spese. Solo di recente, leggendo attentamente la determina della ragioniera Salvati del 21/03/2016, si è appreso che gli amministratori hanno temerariamente taciuto anche al responsabile contabile la situazione debitoria. E, come capita spesso, anche la lodevole iniziativa della Salvati è stata travisata visti i fuorvianti, quanto cattedratici, interventi dell’assessore Balestra e del sindaco, tendenti a dissertare sull’istituto del riconoscimento dei debiti fuori bilancio piuttosto che esaminare i suggerimenti che la medesima ragioniera ha appostato in calce alla richiamata determina”.

Ed ora ?

“Attualmente circolano voci che gli amministratori hanno offerto al professionista la somma di 80 mila euro ( quasi il doppio di quello che poteva bastare appena un anno fa per chiudere la partita!), da versare subito ed in unica soluzione, e pare che il professionista abbia ignorato la proposta, perché giudicata come un maldestro bluff dal momento che l’Ente non ha risorse finanziarie disponibili. E, se è vera la circostanza, perché gli amministratori solo oggi si sono decisi a formulare una offerta, dopo tanti inutili passaggi in Tribunale? A questo punto, parlare ancora di responsabilità della precedente amministrazione è davvero stucchevole, e fossi in loro inizierei anche a preoccuparmi per la piega che ha preso la vicenda”.

Cosa intende ?

“Solo le spiccate doti di supponenza e di cattiveria, miste al notorio e congenito livore, potevano accecare così tanto gli amministratori da indurli a rifiutare un accordo palesemente conveniente per il Comune. Invece, costoro ( mister “ Le faremo sapere” in testa ) hanno scambiato la disponibilità dell’avvocato Rosato per debolezza, tirando la corda fino a spezzarla. Adesso devono solo sperare che l’esito finale delle liti sia a loro favorevole, altrimenti dovranno recarsi altrove per spiegare convincentemente, e senza trucchi, perché hanno gettato l’Ente in una tale pregiudizievole avventura. Ai loro elettori, invece, non devono spiegare assolutamente niente perché nessuno di loro li ha effettivamente votati in quanto capaci di amministrare (altrove risiedono le ragioni del successo elettorale ). Ai nostri distratti amministratori voglio anche ricordare che l’obbligo di regolarizzare gli impegni di spesa carenti assunti negli esercizi precedenti spetta, obbligatoriamente, agli amministratori dal primo gennaio 2015, ai sensi e per l’effetto del d. leg.vo 118 del 2011, art. 3, comma 5. Pertanto, sono loro i soggetti omissivi e non altri. Anche in considerazione della non trascurabile circostanza che gli incarichi erano stati conferiti tutti a regola d’arte, come ha ritenuto il Giudice che, accordando la provvisoria esecutività dei decreti ingiuntivi di cui innanzi, ha di fatto ritenuto nulli tutti i cavilli sollevati dall’Ente, anche quello relativo agli impegni di spesa insufficienti. Del resto anche la Suprema Corte di Cassazione ritiene che “…le spese giudiziarie non sono concettualmente determinabili all’atto della relativa assunzione…”. E ciò per le ovvie ragioni che tutte le persone col sale in zucca intuiscono”.

Questa è dunque la sua verità ?

“Dico che quanto fin qui detto dimostra da che parte sta la verità. E vale a neutralizzare i trucchetti degli attuali amministratori notoriamente bravi a spacciare acqua di scaldabagno per brodo di cappone. Le cause definite, tra cui anche quelle promosse dinanzi alla Commissione Tributaria dall’attuale vice sindaco Morsa, quasi tutte avevano avuto un esito favorevole al Comune, anche grazie al fatto che l’azione degli amministratori, prima, e la difesa dell’Ente, poi, erano state efficaci nella sostanza e puntuali nella tempistica. Il gravame di spesa a carico del Comune va imputato unicamente al fatto che i Giudici hanno ritenuto di dover compensare le spese legali. In ogni caso la vittoria dell’Ente in tali contenziosi ha preservato il medesimo da aggressioni strumentali che avrebbero comportato un danno notevole per le casse del Comune. Solo di passaggio voglio anche ricordare quale deve essere il corretto comportamento di un sindaco dinanzi ad aggressioni, giudiziarie e non , che a vario titolo cittadini, professionisti ed aziende cercano di porre in essere nei confronti del Comune. Va nominato tempestivamente il legale di fiducia, possibilmente competente ed affidabile, e allo stesso vanno forniti in tempo utile la documentazione e tutto quanto è utile alla difesa dell’Ente. Quando è necessario, soprattutto se le vertenze si stanno mettendo male per il Comune, presentarsi nelle udienze in quanto sindaco e persona informata sui fatti a fare deposizioni spontanee. Cosa che ho puntualmente fatto anche nell’ultimo mio mandato, davanti al Giudice di Pace di Mirabella Eclano, per rendere edotto lo stesso sulla reale portata di certi avvenimenti e di talune circostanze oggetto di vertenze temerariamente promosse contro l’Ente. E in quei contenziosi ho cambiato il corso delle cose a favore del Comune. L’avvocato che difendeva il Comune non lo avevo nominato io, bensì l’amministrazione che mi aveva preceduto. Gli errori, le inadempienze e le omissioni, purtroppo, non si esauriscono con la stucchevole vicenda del debito fuori bilancio. Le avventure dei nostri valorosi moschettieri fanno acqua da tutte le parti. Per essi calza a pennello l’adagio popolare “ chiove o non chiove quisto è lo passo loro” o, se preferite, possiamo dire che vivono all’insegna del “ passa oggi ca’ vene rimani”. Un esempio per tutti: basta vedere come hanno maldestramente gestito la vicenda che ha portato alla perdita dell’autonomia scolastica dell’Istituto Comprensivo “ F. Sullo”. Sicchè possiamo affermare, in tutta onestà di coscienza ed in completa serenità d’animo, che sul Comune di Paternopoli ogni giorno fanno “ la messa pezzente”. Una messa priva di contenuti e senza fede nel bene comune”.

Che cosa non ha ancora detto ?

“Che sulla loro ignavia, come sull’impero di Carlo V, non tramonterà mai il sole. E mentre le cose precipitano a valanga su tutti i fronti, i nostri sedicenti amministratori continuano a trastullarsi nel piacere della bugia. Così è, se vi pare. Ma non è una cosa seria”.