Notizie Storiche sulla Miracolosa Effige di Maria S.S. della Consolazione - Capitolo 9
Questa grande e lunga serie di prodigi della Divina Madre opeÂrati dopo la sua prima incoronazione, faceva desiderare ai devoti di Maria, ed a questi di lei affettuosi cittadini, di vederla per la seconda volta incoronata; più volte se n’erano fatti i proÂgetti, e spesso se n’erano prese le mire: ma un avvenimento quindi avvenuto fece accelerare l’esecuzione.
- Nel dì 26 luglio festività della gloriosa S. Anna nell’anno 1805 verso le ore due, ed un quarto della notte, si sentì per tutto i1 Regno di Napoli, ed anche altrove, un violento terremoto, che abbatté villaggi, e città intere, ed apportò agli edifici tutti dei danÂni, notabilissimi, talmente che per tutto si vedevano e si udivano desolazioni e morti. In Paternopoli si vide con sorpresa che non avÂvenne il minimo guasto. E fu voce comune di tutta quella popoÂlazione, che l’efficace protezione della loro pietosa Madre di ConsoÂlazione l’aveva preservata dà terribili effetti di un tale flagello.
Questa occasione dunque di vedersi liberati, nel popolo basso così infervorò la sua affettuosa riconoscenza e tenera gratitudine verso questa pietosa Benefattrice, che procurava quasi con enÂtusiasmo di voler di nuovo incoronare la sua regina. A tal’effetto alcuni di quel popolo si diressero ad un sacerdote di fiducia, stiÂmandolo opportuno a secondare le loro mire. In tale tempo si trovò fortunatamente in Paternopoli a diporto un certo cittadino naÂpoletano, che per lodarlo qui nomine, D. Antonio Montuoro, uomo dabbene, e di soavissimi costumi, di professione gioielliere. CoÂstui intanto, uditi i desideri del popolo, in unione dell’anzidetto Sacerdote infervorò anche i galantuomini a concorrere a questa bella opera pila, ed egli il primo donò una buona somma di deÂnaro, e si compromise di fare lavorare alla Madre di Dio, la corona d’oro, e la collana a sue spese, e di più mandare un apparato di fiori al suo Altare, che il tutto poi fedelmente eseguì. L’ofÂferte del popolo tutte oltrepassarono le comuni aspettative, e furoÂno molto grandi, e liberali. Si ricorse al Vescovo Diocesano, il quaÂle si offerì con animo volenteroso a quanto era di sua pertinenza per la desiderata Incoronazione, ed in fatti si adoperò con efficacia, e con disinteresse a quanto faceva di bisogno.
S’incamminarono frattanto a porre in opra tutti i preparativi necessari: il popolo impaziente attendeva con ansia il desiderato momento dell’esecuzione: giunse finalmente, e fu il dì di PentecoÂste dell’anno 1806, che accadde a dì 25 Maggio, in cui con solennisÂsimo rito, e con somma pompa, e decoro fu l’Immagine della nostra pietosissima Benefattrice ed affettuosissima Madre SS. di ConsoÂlazione per la seconda volta coronata con Diadema d’oro da MonÂsignor D. Sebastiano De Rosa zelantissimo Vescovo di Avellino e Frigento con l’intervento, ed assistenza delle prime dignità del caÂpitolo di Frigento.
Non saprei qui esprimere il piacere, l’allegrezza, la gioia ecÂcessiva, che brillò nei cucri, e nei volti di tutta la cittadinanza in questa occorrenza. Fuochi artificiali, scene più piacevoli, grandi illuminazioni, si ammiravano per ogni cantone del Paese. ProdigioÂso fu il concorso dei popoli. Nel tempio la solennità , e la pompa non riuscì minore di quella testè descritta nella prima Incoronazione: tutto in somma cospirò a dimostrare la tenera affezione, e la devota riconoscenza di questa popolazione verso la sua amorosa BeneÂfattrice.
- Un fatto qui tralasciar non conviene poco innanzi avvenuto alla già descritta coronazione, con cui l’incessante protezione di Maria di Consolazione verso questi avventurosi cittadini maggiorÂmente si comprova. Decretato in sul principi,3 dell’occupazione miÂlitare il generai disarmo del Regno, fu stabilito per eseguirlo presÂso questa popolazione un tenente francese nomato Vittorio AmeÂdeo La Sat.
Questi però osservata la moderazione e la gentilezza delle perÂsone colte del paese usò la parzialità di rimanere à primi proprieÂtari i rispettivi fucili. Quest’atto non poteva rimanere indifferente per alcuni infami delatori di un vicino paese i quali con rabbia osÂservarono quanto avveniva presso questa popolazione, sempre feÂdele dei legittimi Sovrani, e ne avvisarono il maggiore Sax incariÂcato del disarmo della provincia e residente in Mirabella. Questi spedì in Paternopoli pel nuovo disarmo un’altro tenente chiamato Mr. Bernard, al quale però si oppose con fermezza e coraggio il divisaÂto tenente La Sat, ritornato a tal uopo, che anzi scorgendolo ostinaÂto lo sfidò al duello, rappresentandosi questa tragica scena in faccia a tutta la popolazione che ne restò atterrita, e spaventata: ma cedei al cimento il Tenente Bernard, come rigido, e vile ed irritato al sommo, foggiò contro i cittadini un astioso rapporto al detto MagÂgiore, il quale montato implacabilmente in collera, stabilì di veÂnire in Paternopoli a dar sacco e fuoco. Non mancarono Mirabellani amici di. prevenire questi cittadini, i quali costernati, ed atterriti ricorsero in gran numero alla Madre della Consolazione, essendo appunto l’ore 19 e mezzo del venerdì, in cui soleasi avanti il suo altare cantare il Cantico Magnificat ecc. e le Litanie alla medesima B. Vergine, e vi intervenne ancora il Tenente La Sat. Intanto veniÂva con numeroso seguito dei Dragoni il Maggiore Sax allo stabilito disegno, e giunto quasi prossimo ai, confini di Paternopoli, il suo cavallo reso contro il solito indomito, e feroce, lo sbalzò di sella: rimessosi di nuovo sul cavallo, ne fu dal medesimo nella stessa maniera riÂmosso: si procurò di allettare, e sicurare al cavallo, e quindi rimetÂtere il Maggiore in sella, ma fu per la terza volta con maggiore imÂpeto buttato a terra. Da si strano accidente rientrato in se stesso il Maggiore, gridò ad alta voce: « O chiunque tu sei, che proteggi questo comune di, Paternopoli, sappilo che io ho cangiato pensiero ». Quindi a poco essendo giunto in Paternopoli, e narrando l’accaduto, diÂmandò chi proteggeva questo Comune: gli fu risposto, che esso aveva per sua fida Protettrice la Vergine della Consolazione, alla quale era ricorso il popolo in quel giorno per essere scampato dal minacÂciato pericolo: e si conobbe con evidenza, che in quell’ora appunÂto, che il popolo pregava in chiesa, erano avvenute le portentose cadute del Maggiore Francese, il quale restando ammirato e comÂmosso, licenziò i due Tenenti, e senza arrecar il minimo disturbo, partì anch’egli colla sua truppa.