"C'eravamo tanto amati", regia del grande G. (Breve racconto allegorico e satirico)

'era una volta, si sa, è il classico incipit delle fiabe. Ma questa non è affatto una fiaba. Al massimo, potrebbe essere una farsa. Allora, dieci anni fa stavano tutti insieme appassionatamente. Era ancora il tempo delle "margherite", da un fronte all'altro. Entrambi i cavalieri (non senza macchia e senza paura) avevano ricevuto la benedizione dell'uomo del monte. Mai come allora, tutto appariva idilliaco ed armonioso. L'investitura dei due cavalieri, i vassalli del signore feudatario, era stata concessa. Prevalse nel singolar tenzone l'ultimo dei Templari, che regnò per dieci anni, durante i quali numerose schiere si sono disperse. Oggi, il vecchio Templare si è ritrovato da solo, escluso dal torneo. Per essere comunque presente ha dovuto allestire una sorta di Armata Brancaleone che, in verità, pare una "lista civetta". Una volta, dieci anni or sono, quel torneo fra i cavalieri si disputò sotto le insegne del fiorellino, mentre oggi, camuffate sotto mentite spoglie civiche, si mostrano le insegne della roccaforte democratica. In questo guazzabuglio, i vassalli, valvassini e valvassori sono assai interscambiabili. E, in effetti, si sono spostati da un fronte all'altro con estrema disinvoltura. Oggi si confrontano nell'agone i nuovi campioni del feudo, ma comunque vada, l'esito del torneo sarà lo stesso di dieci anni fa. A vincere sarà ancora l'uomo del monte. Il quale detta legge più di prima. Tale è la "morale della favola". E vissero tutti felici e contenti, seppur con qualche malattia.

Lucio Garofalo