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Il tempo immortale della Macenata di Paternopoli

L'inverno a cavallo fra gli anni 2000 e 2001 fu un inverno molto piovoso. A regnare nel borgo , come sempre, era il silenzio delle sparute voci dei televisori accesi degli anziani vicino al fuoco e nel cielo i pennacchi di fumo dei camini. Quasi una volta alla settimana eravamo soliti riunirci nella sezione dei Democratici di Sinistra , in un piccolo locale seminterrato di via Cesare Battisti . Una di quelle sere l'amico Gianni Fiorentino comincio' un discorso sulla necessita' per il partito di passare dalla fase di forza di opposizione a quella di forza di proposta e di governo. All'epoca era sindaco di Paternopoli Felice De Rienzo ed il sottoscritto e Carmine Aliasi eravamo consiglieri di Minoranza, iscritti al Partito. Qualche anno prima nello stesso circolo avevamo ideato Zoster Rock Festival , una rassegna di musica rock per gruppi emergenti. Ascoltammo con attenzione l'amico Gianni perche' egli aveva gia' una piccola azienda agricola vitivinicola che imbottigliava il “ cerasiello” , forse il primo vino rosso in bottiglia di Paternopoli. Mentre Gianni parlava mi venne in mente di una analoga iniziativa tenuta nel 1997 a Paternopoli dal circolo di Rifondazione Comunista, di cui avevo fatto parte in qualita' di vice segretario . Suggerii di prendere il buono di quella manifestazione e di aggiungere altro. Fu Carmine Aliasi a proporre di chiamarla La Macenata e di creare un momento spettacolare per pigiare l'uva nella tinozza in piazza. C'erano anche due ragazzi iscritti ai giovani democratici , Raffaele Troisi e Marina D'Amato. Fu cosi che registrammo l'associazione “ gli amici del vino e dell'olio” e nel 2002 realizzammo la prima Macenata di Paternopoli. Chiamammo l'amico Gerardo Prizio , detto keko, a pigiare con i piedi le uve ed allestimmo il rito della tinozza nella piazzetta dietro il Comune. In piazza Scala Santa posizionammo lo stand gastronomico , mentre sotto la Chiesa Madre facemmo suonare il bongo a Mirko e Gianni Storti si esibiva vicino alla tinozza per la pigiatura. Il pomeriggio tenemmo al ristorante Megaron un convegno dibattito sul tema della vitivinicoltura che precedette un assaggio di vini ed oli da parte di sommelier e si concluse con la premiazione del miglior vino e del miglior olio con la “ pigna d'oro”. Se non ricordo male per il vino vinse Salvatore Imperiale con un aglianico potente e fruttato , mentre per l'olio vinse Antonio Morsa, il padre del proprietario del Megaron. Facemmo un paio di edizioni , poi arrivarono le elezioni che puntualmente perdemmo per pochissimi voti. Il gruppo si sfascio'. Se la memoria non mi tradisce la tradizione della Macenata fu ripresa nel 2006 da Felice Pescatore che cambio solo la location ed ebbe la costanza di farla per parecchie edizioni . Infine negli ultimi anni e' egregiamente organizzata dai giovani dell'associazione La Macenata, di cui fa parte anche Raffaele Troisi, lo stesso della prima edizione . Adesso la situazione e' notevolmente cambiata . Ci sono a Paternopoli 19 cantine censite. Alcune cantine imbottigliano tre milioni di bottiglie all'anno e vendono vino in tutto il mondo. Altri , come il vignaiolo Luigi Tecce, insignito del premio Paternese dell'anno 2017, producono il Polifemo, definito il miglior rosso del 2016. Altri come le cantine Fonzone hanno ricevuto premi per uno dei migliori bianchi. Infine lo stesso Carmine Aliasi ha costruito la cantina Manimurci e produce ancora il Rossocupo, il primo aglianico rosso che ha svelato al mondo intero la potenza e la bellezza delle nostre uve. Infatti, Paternopoli nel consorzio dell'aglianico e' il paese con la maggior produzione di uve, circa 30 mila quintali . Attualmente circa 70 persone , per lo piu' giovani, lavorano nelle cantine tanto che la vitivinicoltura e' la principale occupazione del paese. Racconto questa storia non per rivendicare una primogenitura o per una primazia ma solo per ricordare che una volta i circoli politici erano fatti di uomini e donne in carne ed ossa e non come adesso che sono solo un profilo facebbok. Che in questi “ sottani” ci si guardava negli occhi , ci si parlava e se avevi centomila lire racimolate autotassandosi, si poteva incidere davvero nel tessuto vivo della comunita' . Oggi, la macenata e' forse la festa piu' bella di Paternopoli ed e' cresciuta moltissimo, tanto che migliaia di persone si ritrovano a Paternopoli per degustare . Ci auguriamo che i giovani e le cantine in sinergia sappiano portarla ad altissimi livelli perche' il vino e' la nostra ricchezza , l'unica risorsa per evitare l'oblio.
Ecco perche' , quando nell'edizione 2017, ho visto Gerardo Prizio , ma soprattutto la giovanissima e bravissima Giusi Grasso (divenuta per la sua atavica bellezza l'icona della festa ) pigiare l'uva nella tinozza ,al suono della tarantella degli “ Orizzonti Popolari ”, mi sono emozionato come un padre ma anche come un ragazzo . Vedere la nostra creatura, che nelle intenzioni dei creatori doveva essere volano per l'economia e sublimazione di una lunga storia di terra e lavoro , rivivere ancora cosi bella , giovane e seducente mi ha restituito il sogno di un manipolo di giovani impegnati in politica , animati dall'amore per la terra e per il vino che e' il sangue della terra.
Perche' noi siamo tutti mortali fino al primo bacio e al secondo bicchiere di vino. Ed il vino e' la giovinezza che siamo stati e la giovinezza che ancora saremo.

Andrea Forgione