Territorio

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L'Irpinia viene definita "Tetto della Campania" per la propria natura ortografica e “Verde Irpinia” per il predominare di fitti boschi sempreverdi. Inoltre, grazie alle radici che affondano nell'epoca classica, l'Irpinia è anche detta “Cantina della Campania” per la produzione di vini di altissima classe, ormai famosi in tutto il mondo. Anche grazie al fiume Calore, al fiume Fredane ed alle numerosi sorgenti acquifere, l'irpinia offre numerosi scenari suggestivi dove gli appasionati di pesca possono praticare la propria ttività sportiva. 

Paternopoli è nel cuore di tutto questo, con la sua posizione strategica e il suo territorio considerato sempre un punto di snodo tra le diverse aree irpine.  

 


Cap: 83052

Codice Istat: 015064070

Superficie: Kmq 18,27

Altitudine: m 496 s.l.m.

Abitanti: 3.039 Paternesi

Condizioni Climatiche: Temperatura medie annue: max 38,1°c; min -9,1°c; media 13,9°c (C.N.R.1991)

Idrografia: Fiumi Calore e Fredane, vallone Nocelleto

Vincoli Idrogeologici: Sono sottoposti a vincolo idrogeologico le aree adiacenti il fiume Fredane e Calore ed i costoni laterali al vallone Nocelleto.

Caratteristiche Ambientali: Il territorio comunale è situato su di un poggio posto alla destra del fiume Calore, a monte della confluenza con il fiume Fredane e si distende lungo un pendio digradante verso il fondovalle.

Culture e Vegetazioni: alberi da frutta, uva (vino), olive (olio), ortaggi, foraggi; querce

Industrie Prevalenti: Di detersivi, di infissi in alluminio e pvc, per la lavorazione del legno e del ferro, oleifici, di calzature

Artigianato Tradizionale: Produzione di mobili

Origine del nome: Il toponimo significa "Città dei padri", forse dall' anno 817 allorché fu donata agli abati di Montecassino. Deriverebbe dunque dal latino paternus e dal greco polis, che significa "città"; esso era infatti considerato il luogo ideale dove stabilire un contatto con Dio, divenendo così meta di pelegrinaggio. Secondo altri la città, che era denominata semplicemente Paterno fino al 1863, deve il suo nome a Paternius, nome proprio romano.

Lo stemma: Lo stemma di Paternopoli è cinto con la corona del Comune ed è concluso alla base dai due rami intrecciati di ulivo e di quercia propri della Repubblica italiana. Esso rappresenta un alberello, sullo sfondo di tre monti, a sinistra e a destra del quale campeggiano le lettere P e O.

Fonti Documentarie: Guelfo Guelfi, Vocabolario araldico. Milano, 1897 Gustavo Strafforello, La Patria. Geografia dell' Italia. Parte IV: l'Italia meridionale. Provincie di Avellino, Benevento, Caserta, Salerno. Torino, 1898 Ugo Morini, Araldica. Firenze, 1929 Egidio Finamore, Origine e storia dei nomi locali campani. Napoli, 1964


 

campaniaD.M. 11.03.1993, D.P.R. 26.03.1970, D.M. 30.11.91
Produzione Hl.: 2.136


Dal migliore vitigno dell'antichità la Vitis hellenica (l'odierno Aglianico) si ottiene il vino Taurasi, considerato a ragione il miglior prodotto, il Re, il Monarca di tale prestigiosa famiglia. Il nome deriva dalla cittadina omonima, l'antica Taurasia dalle vigne opime (Tito Livio).

La zona di produzione comprende, in tutto, il territorio di 17 comuni: Pietradefusi, Venticano, Mirabella Eclano, Torre le Nocelle, Montemiletto, Taurasi, Santangelo all'Esca, Fontanarosa, Lapio, Luogosano, San Mango sul Calore, Paternopoli, Castelvetere sul Calore, Montemarano.

Perfetto appare l'equilibrio tra il clima, il vitigno e il terreno, equilibrio che si è andato armonizzando e rafforzando nei secoli, fino a fondersi in un vino dalle caratteristiche superiori, che si caratterizza per la complessità aromatica, il gusto vellutato, pieno ed elegante, i profumi intensi e delicati.

L'anno 1992 è stato , di sicuro, il più importante, in quanto ha visto il passaggio dalla DOC "Taurasi" alla DOCG "Taurasi" attraverso il relativo procedimento di riconoscimento. In seguito alla presentazione di una istanza di riconoscimento da parte degli interessati al Comitato Nazionale per la tutela delle Denominazioni di Origine il giorno 10 Dicembre 1991 il Presidente della Commissione regionale del suddetto Comitato, commissione delegata per la Campania, evidenziò l'esigenza di dar luogo all'istruttoria concernente l'istanza in oggetto. Tale istruttoria si articolò in una pubblica audizione e in un sopralluogo nelle zone interessate. Gli adempimenti furono effettuati dalla Commissione regionale composta, oltre che dal Presidente, da tre membri del Comitato Nazionale e due della Segreteria. In primo luogo si accertò se il vino "Taurasi" avesse o meno il requisito di "Particolare Pregio", condizione necessaria e indispensabile per il passaggio dalla DOC alla DOCG.
A tal fine, antecedentemente all'istruttoria, furono effettuati tutti gli adempimenti relativi al prelievo dei campioni ed all'esame organolettico da effettuare sugli stessi campioni. I suddetti prelievi vennero eseguiti su campioni anonimi di cinque annate e precisamente del 1986, 1987,1988,1989,1990.
In seguito ai risultati di tali prelievi il 6 Aprile 1992, nella seduta del Comitato Nazionale per la tutela delle Denominazioni d'Origine dei vini, al vino "Taurasi" fu riconosciuto il requisito di "Particolare Pregio" atto a farlo diventare vino a Denominazione d'Origine Controllata e Garantita. Si tratta di un riconoscimento di gran peso, in quanto per la prima volta conferito ad un vino dell'Italia centro-meridionale. Il Comitato in concomitanza con il riconoscimento ottemperò anche al rilascio del provvedimento finale del relativo iter di riconoscimento, ossia alla presentazione di un disciplinare. Il suddetto disciplinare si discostò di poco dalla relativa proposta presentata dagli interessati.

Oggi, il Taurasi, vinificato con le più moderne tecnologie, ma nel rispetto della tradizione, è uno dei pochissimi vini italiani meritevoli di lunghissimo invecchiamento. La vite è, in prevalenza, allevata a guyot o a cordone speronato in vigneti specializzati, a sesti fitti, con produzioni che raramente superano gli ottanta quintali ad ettaro.

Il Taurasi , se invecchiato per almeno 4 anni, di cui 18 mesi in botte, e in possesso di una gradazione alcolica non inferiore a 12,50 %, può riportare in etichetta la dicitura riserva. Deve essere commercializzato solo in bottiglie di forma bordolese di vetro scuro, con tappo di sughero.


Vitigni: l'Aglianico

L'Aglianico e' un vitigno a frutto rosso particolarmente diffuso in Basilicata e, in quantita' minore, in Campania, nella provincia di Avellino. Esso ha origini antichissime e la sua coltivazione era praticata ai primordi di Roma e concorreva in maniera prevalente nella produzione del vino Falerno, celebrato dai poeti dell'antichita' classica. Questo vitigno sarebbe stato introdotto in Italia dai Greci, all'epoca della fondazione di Cuma o poco piu' tardi, mentre la trasformazione del nome Hellenica in Hellanica e quindi in Aglianico deve farsi risalire alla fine del XV secolo, al tempo del dominio degli Aragona nel regno di Napoli.

Vitigni: il San Giovese

Vitigno a frutto rosso tra i piu' diffusi in Italia dove concorre, da solo o in uvaggio, a determinare qualita' e caratteristiche di decine di vini D.O.C.. La varieta' Sangiovese grosso e' impiegata nel Mrunello di Montalcino, mentre insieme ad altri vitigni rossi firma alcuni dei piu' prestigiosi vini dell'Italia centrale, dal Chianti al Vino Nobile di Montepulciano, dal Pomino al Rosso Piceno, dal Carmignano al Torgiano.