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Rappresentazione su tele, ad opera del Girosi, di due dei miracoli di Maria Santissima della Consolazione, all’interno della chiesa maggiore di Paternopoli

di Antonono Salerno

Nell'imminenza della ricorrenza del bicentenario del primo miracolo operato da Maria Santissima della Consolazione, anche in previsione di un eccezionale afflusso di devoti provenienti dall'Italia e dall'estero, fra il 1948 ed il 1950, si provvide alla ristrutturazione della chiesa parrocchiale di Paternopoli, eseguita dall'impresa Colantuono sotto la direzione del geometra Biraghi. Ultimati i lavori, nell'anno 1950, unitamente al restauro ed alla pulitura dei quadri collocati all'interno della chiesa, nonché alla doratura delle cornici e dei capitelli, furono commissionati al pittore napoletano Giovanni Girosi, oltre quelli dei dodici Apostoli e delle Allegorie della Fede, della Carità e della Giustizia, i dipinti di due dei miracoli più significativi operati da Maria Santissima della Consolazione. Costui, basandosi sulle indicazioni fornitegli da cultori di storia locale, edotti più in tradizione orale che per doverosa ricerca documentale, ricostruì i prodigi su tele, inquadrandoli in improbabili ambientazioni, col risultato di offrire all'immaginario collettivo una falsata visione della realtà storica.
I due quadri, agli inizi dell'anno 1951, furono collocati in alto, in fondo alle navate laterali della chiesa, rispettivamente alla destra ed alla sinistra dell'altare maggiore.

tele girosi1In quello situato a destra, è raffigurata la scena del primo miracolo, verificatosi il 16 aprile dell'anno 1751. Di esso riferiscono le testimonianze rese al notaio Niccolò Piccarono il 24 maggio 1751, nelle quali si espone che il dì dodici del caduto Aprile del corrente anno mille settecento cinquantuno, essendo venuto in questa anzidetta terra un Giovane di età da circa venti sei, in venti sette anni, muto, e stropio nel braccio destro, et oltre la esperienza in viderlo muto, fù da varij se genuinamente egli era tale, furono fatte le prattiche s'egli andava lemosinando, e chiedendo elemosina per il suo vitto, come doppo informati d'altri forastieri, lo stesso si dimostrava nelle circonvicine terre, che questuando egli giva ...da più nostri cittadini, curiosi fù veduta la sua lingua, che attratta da nervi ritirata la tenea dentro dell'esofogo ... palesò questo ... che da colpo apopletico fù privato di lingua, et inservibele il suo braccio . Si seppe, successivamente, che il giovane rispondeva al nome di Gianbattista di Amato ed era originario della terra di Benevento.
In quei giorni, mastro Giovanni Pasquino, con un gruppo di suoi operai, era impegnato, nella chiesa maggiore, a realizzare le cornici per i due grandi quadri della crociera e del soffitto della navata centrale.
Il giovane Gianbattista, portatosi nella chiesa nel dì sedici di detto Aprile, andò ad inginocchiarsi avanti l'Imagine Gloriosa della Beatissima Vergine sotto il titolo della Consolazione. Essendo, in quel momento, presente in chiesa il sacerdote don Bonaventura Piccarini, fu dal muto invitato ad unirsi a lui in preghiera. Per compiacerlo, il sacerdote gli si inginocchiò accanto e recitò una litania, ultimata la quale, fece per alzarsi, ma egl'il muto con una delle sue mani l'arrestava a starsene con esso, ma perché non spiegavagli perché non poteva, il Sacerdote ritornò a genuflettersi, e con essolui orava, vedendo i profluij di lagrime, sospiri, e pianti, che il muto facea nella fervente sua orazione, ritornò a recitare le litanie alla Vergine, e vidde entrare li Reverendi Sacerdoti D. Tommaso Ricca, D. Nicola di Amato, e D. Felippo Cobello, li quali pure s'accostarono alla Sagra Imagine, e veduto il muto suddetto che con magno cenato voleva proferir parola s'havesse potuto, fù da detti Sacerdoti stabelito di cantar sollenne le litanie alla Vergine SS.ma, accrescendosi il cenato al muto suddetto nell'esofogo e nelle labbra eruttò gridando ma', ma', magnificat, e questa cantando in due versetti con bona lengua già per l'intercessione della Vergine sciolta seguitarono il salmo suddetto .
Nella ricostruzione del Girosi, il giovane Gianbattista di Amato appare genuflesso davanti all'altare della Vergine, sotto lo sguardo di un gruppo di popolani che, in piedi, pare sia in attesa che l'evento prodigioso si compia. In realtà, al momento del miracolo, affiancavano il giovane muto solo quattro sacerdoti, mentre gli operai, pur presenti in chiesa, erano intenti al lavoro. Inoltre, abbandonato sul pavimento, si evidenzia un paio di stampelle, a suggerire che il giovane, fra l'altro, avesse sofferto di difficoltà deambulatorie, il che non risulta dalle testimonianze dell'epoca.
Campeggia sullo sfondo, nel dipinto del Girosi, il quadro raffigurante Maria Santissima della Consolazione assisa sul trono, col Bambino Gesù fra le braccia, esposto alla venerazione di angeli e santi. Tale quadro riprodotto è effettivamente quello a cui il muto rivolse la sua supplica perché gli fosse concessa la grazia della restituzione della parola, in quanto, in seguito al rifacimento del muro perimetrale sinistro della chiesa e al conseguente ampliamento della cappella, nel 1724, era stato sovrapposto all'originario dipinto della Vergine, eseguito nel 1588 dal pittore Franciscus Vestrumus Fiorentinus. Tuttavia, esso appare contenuto nella sontuosa cornice dorata, culminante in un baldacchino finemente lavorato a forma di corona, che, unitamente allo spesso cristallo protettivo, in segno di profonda devozione, fu donata nel 1761, cioè dieci anni più tardi, dal duca d'Andria Ettore Carafa, feudatario di Paterno.
L'Immagine della Vergine e la cornice che Le fa da contorno, nella tela del Girosi, sovrastano un altare in marmo policromo, ricco di intarsi, contraddetto dai documenti dell'epoca che riferiscono che in detta Cappella ritrovasi l'Altare malfatto di poca veduta, e non a proporzione di detto quadro sopra .
Dunque, la pregevole cornice offerta dal duca d'Andria mal si inseriva nello scarno contesto della cappella e, più che impreziosirlo, poneva maggiormente in risalto la meschinità dell'altare, lineare, in pietra locale, privo di orpelli, per cui si ritenne non solo indispensabile, ma anche urgente, sostituirlo con altro di più adeguato prestigio. Così, essendovi in detta Chiesa un Altare di ottima veduta, e di notabil valore, che stava prima in luogo dell'Altare Maggiore, si pensò di impiantarlo nella cappella della Vergine, adattandone gli elementi allo spazio ivi più contenuto. A tal fine, il 3 dicembre 1761, i governanti di Paterno concessero a don Giuseppe Antonio Rossi l'altare della cappella della Consolazione, per ponerlo nella di lui Cappella di Santa Maria della Pietà, ... con obligo che il detto D. Giuseppe presente debba a sue proprie spese far comporre lo Altare Maggiore, dal grande farlo ridurre a quella misura che richiede la simitria della Effigia miracolosissima di S. Maria di Consolazione, doppo composto farlo ivi impiantare .
Dunque, l'altare riprodotto dal Girosi non poteva essere quello ai cui piedi si era genuflesso il muto Gianbattista di Amato, essendo stato collocato nella cappella nel 1762, vale a dire undici anni dopo l'avvenuto miracolo.
Altro elemento presente nella tela del Girosi, ma inesistente al momento dell'evento, è costituito dalla balaustra in marmo che racchiude lo spazio della cappella. Infatti, fu il 20 novembre del 1783 che Giovanni Iuorio, amministratore della Cappella della Beata Vergine della Consolazione, rese noto che Don Pietro Andreatini della città di Napoli, come suo Priore, e di suo ordine, sotto il dì tredici del corrente mese di Novembre, ad anno 1783, stipulò lo istrumento di convenzione col magnifico Michele Salemme, anche di Napoli, mastro Marmoraro, per costruire, e fare in detta cappella la balaustrata di marmo di tutta bontà, qualità e perfezione con le tre portelle di ferro ottonato secondo la mostra, fra lo spazio di mesi sette decorrenti dal detto giorno della stipula dell'istrumento .
Dovevano, dunque, trascorrere ancora trentadue anni perché la balaustra raffigurata venisse realizzata.
Nel complesso, la tela del Girosi rappresenta in maniera inesatta un evento fondamentale della storia del paese, per giunta inquadrato in un contesto concretizzatosi solamente negli anni successivi al suo accadimento.

tele girosi2La tela esposta alla sinistra dell'altare maggiore riproduce l'intervento protettivo, del 1806, di Maria Santissima della Consolazione a favore del popolo di Paterno.
Era accaduto che, in seguito alla completa vittoria riportata da Napoleone ad Austerlitz, il 2 dicembre 1805, sulla coalizione anglo-russo-austriaco-napoletana e la fuga di Ferdinando IV, quarantamila Francesi al comando del generale Massena, il 14 febbraio 1806, avevano occupato Napoli. Il Massena aveva istituito presidi militari per il controllo del territorio e Paterno era ricaduto sotto la giurisdizione di quello di stanza a Mirabella. Alla fine di marzo, Giuseppe Bonaparte era stato incoronato re di Napoli e, per arginare il fenomeno della criminalità, aveva decretato il disarmo dei civili.
Fu in questo contesto che venne a maturare una grave minaccia per il devoto popolo affidato alla tutela della Santissima Vergine della Consolazione.
Ebbe l'incarico di requisire le armi in possesso dei cittadini di Paterno il tenente francese Vittorio Amedeo La Sat. Questi, giovandosi della collaborazione dei maggiorenti locali, fu messo in condizione di portare a termine il proprio compito ancor prima dello scadere del mese di aprile. In segno di riconoscenza, l'ufficiale si astenne dal sequestrare i fucili di proprietà di coloro che gli avevano agevolato il lavoro, ma qualcuno segnalò il gesto discriminante al maggiore Sax, in Mirabella. Fu da questi inviato a Paterno, perché completasse l'operazione di disarmo, il tenente Bernard, a cui si oppose tenacemente il collega La Sat, difendendo le ragioni del proprio operato fino a sfidarlo in duello.
Il rapporto che ne fece il tenente Bernard mandò su tutte le furie il maggiore che si apprestò a raggiungere personalmente Paterno, con l'intento di metterlo a sacco e a fuoco. Avvertiti da amici di Mirabella, i cittadini di questo paese, atterriti, si raccolsero in preghiera dinanzi all'altare di Maria Santissima della Consolazione. Erano le ore 19,30 di un venerdì dei principi di maggio del 1806, ed i fedeli, in chiesa, intonavano il Magnificat. In quello stesso momento il maggiore, raggiunto il fiume Fredane coi propri dragoni, in procinto di porre piede sul territorio di Paterno, fu inesplicabilmente sbalzato di sella. Rimontato a cavallo, fu disarcionato una seconda e, quindi, ancora una terza volta. Sorpreso, turbato, a questo punto manifestò l'intenzione di desistere dai propri propositi e la cavalcatura ne risultò immediatamente rabbonita.
Una volta a Paterno, il maggiore si informò su chi proteggesse questa terra, ed essendogli stato risposto che il paese era sotto l'amorosa tutela della Vergine della Consolazione, ammirato e commosso, se ne tornò al proprio presidio .
Nel quadro del Girosi, l'evento è rappresentato da un drappello militare a cavallo, il cui comandante, nell'attraversare il ponte sul fiume Fredane che fa da confine fra il territorio di Paternopoli e quello di Fontanarosa, disarcionato, giace bocconi al suolo.
Non vi era una strada, nel 1806, che da Paterno conducesse a Fontanarosa. I due paesi erano collegati per mezzo di una mulattiera, poco più che un sentiero, piuttosto ripida lungo i versanti a ridosso del Fredane.
Fu solo il 23 maggio 1850 che, in contrapposizione all'amministrazione in carica che aveva affidato all'architetto Abbondati l'incarico per il progetto di una rotabile che congiungesse Paterno alla traversa per Castelvetere, si costituì un comitato, capeggiato dai de Jorio, che si autotassò, dichiarando: Noi qui sottoscritti considerando la somma utilità che una traversa rotabile può recare a questo comune di Paterno, specialmente alle infime classi della popolazione, da congiungersi all'altra del limitrofo comune di Fontanarosa, o altri luoghi, ci obblighiamo a corrispondere gratuitamente, e senza rivaluta alcuna le somme appresso segnate .
Mutati gli uomini alla guida del paese, il 18 maggio 1853, il decurionato di Paterno, con delibera numero 31, stabilì di realizzare una strada per Fontanarosa, da cui proseguire per Sant'Angelo all'Esca, comune prossimo ad essere collegato con Taurasi. A tal fine fu immediatamente resa disponibile la somma raccolta dal comitato costituito per iniziativa dei de Jorio che, alla data del 18 settembre 1853, aveva raggiunto la considerevole cifra di ducati 3.756,80, e l'incarico del progetto fu affidato all'ingegnere Raffaele Petrilli che già in ottobre, limitatamente al territorio di Paternopoli, provvide a delineare un tracciolino, coincidente con l'odierno tratto della ex statale 164.
Nonostante ciò, si ritenne opportuno soprassedere alla prosecuzione dei lavori per la realizzazione di una strada che si sarebbe dovuta interrompere per l'ostacolo costituito dal fiume. Così, con delibera del 5 novembre 1854, il decurionato convenne che innanzitutto si sarebbe dovuto costruire un ponte sul Fredane, sia perché di più vasta mole e maggior tempo richiedesi ... sia perché necessario più di ogni altro lavoro al commercio. La previsione di spesa del manufatto fu di 1.700 ducati.
In data 4 agosto 1855, con nota numero 2337, il Ministero e Real Segreteria di Stato dell'Interno comunicò che il Consiglio degli Ingegneri di Ponti e Strade aveva espresso parere favorevole alla realizzazione della rotabile e del relativo ponte sul Fredane, e pertanto si autorizzava l'esazione delle offerte volontarie che avrebbero dovuto integrare la somma stanziata dal comune .
Il 17 maggio 1857, l'architetto Eduardo Cirillo, che ne aveva ricevuto l'incarico, sottopose al decurionato il progetto del ponte , ma, risultandone il costo esorbitante rispetto alle risorse disponibili, se ne dovette rinviare la realizzazione.
Fu soltanto nel gennaio del 1861 che si potette dare inizio alla costruzione del ponte sul fiume Fredane, facendo però ricorso a manodopera locale, allo scopo di contenerne i costi .
Il ponte raffigurato nella tela del Girosi fu quindi realizzato 55 anni dopo il verificarsi del miracolo ivi rappresentato.
Dove si manifestò, dunque, l'intervento protettivo di Maria Santissima della Consolazione?
Ancora nel 1806, erano due le porte di accesso al borgo di Paterno. Una, detta di Castello, dava sulla via che, superate le contrade Serra, San Quirico e Mattine, per un verso diramava alla volta di Castelfranci, per l'altro proseguiva per Torella, Sant'Angelo dei Lombardi e Lioni, ove immettersi sulla strada che, lungo la valle dell'Ofanto, raggiungeva la Lucania e la Puglia. L'altra, la porta di Napoli, apriva sulla strada che discendeva per via Pendino, attraversava le contrade Acquara, Chiarino, Serroni e Cierro Ferrazzo, guadava quindi il Fredane nei pressi della sua affluenza nel Calore, per sboccare alfine sulla via Napoletana, in territorio di Luogosano.
Provenendo da Mirabella, alla volta di Paterno, il maggiore Sax ed i suoi dragoni attraversarono prima il territorio di Sant'Angelo all'Esca e, poi, quello di Luogosano, ove imboccarono la via Napoletana. Fu all'atto di guadare il fiume Fredane che il suo cavallo, rifiutandosi di entrare in acqua, si impennò, disarcionandolo per ben tre volte, come riferiscono le cronache dell'epoca.
E' dunque evidente che anche il secondo quadro del Girosi rappresenta un'ambientazione non consona alla realtà storica, a discapito della credibilità dell'evento.

 

[Foto Luigi Di Pietro]