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Andiamo a votare turandoci il naso

Domenica 4 marzo 2018 si terranno le consultazioni per il rinnovo del parlamento italiano.
In merito a ciò, mi corre l’obbligo di effettuare alcune considerazioni di natura politica ed alcune riflessioni di carattere personale.
Andremo a votare con un pastrocchio di legge elettorale(legge elettorale coalizionista), mercè la quale si impedirà solamente la vittoria del movimento 5 stelle.
Una riforma elettorale semplice, lineare, democratica deve garantire 3 cose: rappresentanza, stabilità e governabilità.
Quella attuale garantisce esattamente l’opposto.
Con la geografia politica attuale formata da due o più partiti maggiori, tutti collocati intorno al 20%, contornati da schiere di partiti minori, l’unico sistema possibile è quello a due turni. Il primo con quota di sbarramento. Il secondo con scelta premier, scelta coalizione e premio di maggioranza tra le 2 compagini più votate del primo turno.
Purtroppo la classe politica, al fine di turlupinare la volontà popolare, ha partorito questo obbrobrio elettorale( legge truffa 2.0) che non farà altro che generare sentimenti di odio, disprezzo e rabbia.
Poco o nulla da dire su forze politiche che si contenderanno l’agognata vittoria finale.
Il Partito Democratico è diventato ormai un partito stalinista, visto i metodi autoritari e dispotici utilizzati da Matteo Renzi( PDR).
Di fatto è un partito che dal giorno della sua germinazione è stato continuamente dilacerato dalle lotte interne delle tendenze.
Attualmente, è un partito polpettizzato e, l’imminente batosta elettorale, ne metterà in pericolo la sopravvivenza.
Tra gli avversari di rilievo abbiamo il centro-destra dove continua a menare il torrore il vecchio ciarlatano che cerca di irretire l’elettorato con slogan vetusti ed obsoleti. Difficilmente il corpo elettorale si lascerà, questa volta, abbacinare dalle cialtroneria berlusconiane.
La lega, alleato pro tempore di Forza Italia, ha ammainato il bossismo secessionista ed ha alzato al vento però, il vessillo del salvinismo xenofobo e razzista( francamente invotabile).
Nel centro-destra c’è pure Fratelli d’italia; ma il melonismo, pur cercando di scimmiottare il legalitarismo di Almirante memoria, è francamente poca cosa.
Altro competitor della battaglia elettorale è il movimento 5 stelle guidato da Lugi Di Maio.
E’ il partito anticasta per eccellenza, che si prefigge di ripulire le stalle d’augia della politica italiana.
Cerca invano di darsi un’armatura teorica e politica, ma di fatto è una confluenza babelica di interessi offesi, di sordidi rancori, di malcontenti e di risentimenti.
I 5 stelle propongono soluzioni da libro dei sogni ma silenzio di tomba sui metodi per abbattere il debito pubblico( 3 voci: dipendenti pubblici, pensioni, sanità)
Liberi e uguali è un sedicente partito formato da vecchi arnesi dall’ancien regime ( Bersani, D’alema). Non è un partito ma un ferrovecchio inservibile.
Inutile parlare dei partiti con percentuali da prefisso telefonico. La loro presenza in questa tornata elettorale si deve sempre alla suesposta riforma che, anziché ostacolare la parcellizzazione delle forze politiche, ha comportato il moltiplicarsi delle formazioni in campo.
La scelta dei candidati poi, non è stata fatta secondo un criterio meritocratico e di militanza, ma utilizzando criteri nepotistici oppure candidando Ras territoriali o capibastone provinciali.
Infatti ai primi posti delle liste abbiamo: i figli di De luca(PD), la moglie di Mastella ( Forza Italia), Pietro Foglia(Forza Italia) e dulcis in fundo il nipote di De mita(PD).
La candidatura del nipote di De mita nelle file del PD merita una riflessione. Oramai i De mita sono come i Savoia: pur di conservare la poltrona si alleano con chiungue, indifferentemente.
Nelle seconde file delle liste abbiamo gli ascari dalle truccature variopinte, tipo Maraia(M5S), Paris(PD), Famiglietti(PD), Pugliese(Lega), Fruncillo(Forza Italia), gente a cui la sorte ha riservato un ruolo spropositato rispetto alle loro capacità.
Tutto questo va ascritto alla politica sempre piu’ autoreferenziale e anacronistica che crede ancora che la gente vada a votare come un mandria di bestiame.
Purtroppo, questa volta la politica ha fatto male i conti ed il corpo elettorale riserverà amare sorprese.
Infatti, molti si recheranno alle urne e gonfieranno le vele al vento dei 5 stelle, non per convinzione politica ma con la speranza che finalmente l’Italia ruini nel default economico,sociale,culturale( stile Venezuela).
Io, di spinte o di sponte, mi recherò alle urne, ricordandomi di turare bene il naso.


Antonello Garofano
Militante della classe operaia