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Capitolo 5 - Donazioni dei fedeli

Sono poi stati si grandi, ed abbondanti in ogni tempo le obla­zioni, ed i donativi fatti dalla pietà dei fedeli a questa Vergine SS. in denaro, vesti, oro, argento, ed altro di non poco valore, che il calcolarne il quantitativo riuscirebbe impossibile, specialmente delle cere donate, consistenti in torce, grandi cerei, ed innumera­bili altri lavori, che rappresentavano le varie membra del corpo umano a tenore delle grazie ottenute, in modo che n’erano quasi occupate all’intutto le pareti della sacra Cappella, ed anche della intera Chiesa. Tre lampadi di argento, una grande, e due minori, delle quali una è di continuo accesa innanzi alla Sacra immagine, anche furono un dono dei Fedeli devoti. Il grande cornicione do­rato, ch’è intorno al quadro, una colla porta di grandi lastre di cristallo, fornita, fu una oblazione del Signor Duca d’Andria, che fu il più affettuoso devoto di questa Vergine SS., e sotto al detto cornicione si legge la seguente iscrizione.

VERGINI. CONSOLATIONIS. HECTOR. CARAFA. XV. DUX. ANDRIAE. REGNI. SINISCALCUS. AERE. SUO. ANIMIQUE. OBSEQUIO. P. D. ANNO. MDCCLXI.

Come ben anche il baldacchino d’argento, alquanto elevato su l’augusta testa della sacra Immagine, fu speciale suo dono.

Taccio qui per brevità tante altre preziose largizioni di sacri arredi, e di altri speciosi ornamenti, ed anche di molte annue rendite da tempo in tempo donate, a solo motivo acciò la Cap­pella della Gran Madre di Dio restasse ben onorata, e servita.

V. INCORONAZIONE DELLA SACRA IMMAGINE

L’ammirabile e portentoso numero dei miracoli in -ogni tem­po operati, ed in varie circostanze a pro dei fedeli della divina Ma­dre della Consolazione infervorò maggiormente gli affettuosi citta­dini Paternesi, ed accese talmente di zelo i suoi devoti, che altro non meditavano ed ansiosamente desideravano, che di vedere con aureo diadema coronata la loro amata Regina. Presero intanto le mire per effettuare il loro pio, ed affettuoso desiderio. Si ebbe ri­corso al venerabile Capitolo Vaticano di S. Pietro in Roma per otte­nere la corona d’oro. Intanto si compilò con veridici attestati dello Arciprete e del Reverendo Clero della suddetta Chiesa il processo dei miracoli operati dalla Vergine SS. della Consolazione, il quale fu trasmesso in Roma, insieme con tutto ciò che occorreva a tal uopo. Ivi esaminato da quel sacro senato, e discusso l’accennato proces­so, si ottenne agevolmente la facoltativa di poterla coronare.

Come in effetti nell’anno 1.774 a di 22 Maggio, nel sacro e solenne giorno di Pentecoste, fu in nome di quel sacro Capitolo Vaticano, con sa­cratissima, e solennissima cerimonia, coronata la sacra dipinta te­sta della Vergine SS. della Consolazione, dall’Illustrissimo, e Reve­rendissimo Monsignor D. Gioacchino Martinez, degnissimo Vescovo della Diocesi di Avellino, e Frigento; come per perpetua memoria incisa vedesi in un marmo posto avanti all’Altare della sacra Cap­pella l’iscrizione, che segue:

D. O. M.

ARCANGELORUM. REGINAE. ADFLICTORUM. CONSOLATRICI. DIADEMATE. VETUSTATIS. PREROGATIVA. MIRACULORUM. ADSIDUITATE. ADORATORUM. FREQUENTIA. E VATICANI. SENATU. IMPETRATO. AERE. SUO. POMPA. SOLEMNIORI. CIVES. ADSISTENTE. IOACHIMO. MARTINEZ. ABELINENSIS. ET. FREQUENTIAE. DIOECESOS ANTISTITE. ANNO. SALUTIS. SEPTUA­GESIMO. QUARTO. SECULI. XVII. SACRO. PENTECOSTES. DIE. CAPUT. FESTO. PER. TRIDUUM. CONTINUATO. CORONARUNT. VOS. INTERIM. PO­STERI. AUGETE. LARGITATEM. DITIOREM.

Incredibile potrebbe sembrare a chi legge, ed a me riuscireb­be impossibile, se volessi descrivere i nobili, e maestosi parati di cui vennero adornati i colonnati, gli archi ed i pareti della Chiesa, e la famosa macchina, che s’innalzava sull’Altare maggiore, come anche tutti gli altri ricchi, festivi, e ben designati ornamenti, che recavano grande ammirazione agli spettatori: le quali cose con­giunte colle armoniche melodie e canore voci dei più scelti e nume­rosi musici, e cantori napoletani, e colla solenne, e decorosa cele­brazione dei divini uffici, facevano quasi cambiar quella Chiesa in un Paradiso.

Fu tale, e tanta la frequenza, e la moltitudine delle genti, che concorsero a questa solennissima festività, che avreste facilmente asserito, che si fossero spopolati, e lasciati deserti, non che i Pae­si, e le Città ma le Province intere.

Furono poi tante numerose e spesso le beneficenze, ed i prodigi della pietosa Regina del cielo in quei giorni operati, che sembrava, che si fossero schiusi a pro dei miseri tutti i tesori delle grazie Di­vine. Testimone oculare ne fu l’Illustrissimo Vescovo di Avellino e Frigento testè nominato, il quale abitando in quei giorni in un pa­lagio poco dalla Chiesa discosto, sentiva da tempo in tempo suo­nare le campane a distesa (poichè in ogni prodigio che la madre di Dio, si benignava di compartire, solevano suonarsi le campane) tediandosi egli da questi suoni frequenti ne richiese il motivo e fu­gli risposto che le campane suonavano per le tante grazie, che la madre del Signore dispensava. Intanto si pose a mensa, ed ecco sen­te le campane suonare, gli fu asserito, che un povero cieco aveva ri­cevuto la vista, e stimando egli che questo frequente spaccio di mi­racolo fosse una fola della credula gente, niun senso gli faceva: ma quindi a poco intese di nuovo le campane, mosso da un certo entu­siasmo, senza terminare la mensa, volle andar alla Chiesa e nello entrare intese che uno storpio, che appena si reggeva su due bastoni aveva ricevuta perfettamente la sanità: fece venire a se davanti si lo storpio, che il cieco, e convinto dalla verità, restò sommamente am­mirato, ed umiliato i più se gli accrebbe la meraviglia in vedere an­che degli altri, che erano stati partecipi in quel giorno delle grazie della pietosa madre Divina. Intenerito s’inginocchiò sul balaustro avanti la sacra Immagine. Giacevano ivi molti languenti che ad alta voce chiedevano misericordia. Ma poco da lui discostato vi era uno storpio cittadino di Paternopoli, chiamato Nicola d’Aurilia, gia­cendo a terra, che con voce languida, e bassa diceva: dunque madre mia solo io non ti sono figlio, solo io sono degli abbandonati, solo io non merito pietà? ed altre siffatte espressioni: quando in un i­stante si vide lo stesso alzarsi in piedi, e gridare, grazia, grazia, e camminare per la Chiesa. Fu tanto lo stupore del Vescovo, che com­mosso da una interna tenerezza se gli affogò la parola, e non poté trattenere lagrime che largamente versava, nei mai il lodato Vesco­vo ragionò di tal fatto senza intenerirsi, e di tutto questo volle far­ne attestato in iscritto.

Del suddetto fatto accaduto, come di tanti altri prodigiosi fa­vori in quei giorni liberalmente dispensati, testimoni di vista ne sono ancora le tante persone di qualità di questo e di altri lontani e vicini Paesi, che con giuramento ne hanno fatti vari attestati di verità.

Nel di 5 Febbraio 1782 si ottenne un breve Pontificio dalla San­tità di Pio VI d’immortale memoria, munito di assenso Regio, col quale concesse in perpetuo d’indulgenza plenaria, e remissione dì tutti i peccati a coloro, che si nel giorno della festività di Maria SS. della Consolazione, come nei due precedenti giorni confessati, e comunicati avessero visitata la Chiesa Arcipretale, dov’è l’Altare di detta madre di Dio con pregare per l’estirpazione dell’eresia, per l’esaltazione della S. Chiesa, e per la pace e concordia frà principi cristiani ecc.

Non molto dopo il tempo della coronazione di Maria SS. si ot­tenne un Reale diploma di farsi nella suddetta festività la fiera per tre giorni, come in effetti grande fu per molti successivi anni la frequenza dei negoziati in detta fiera, ma poi per incuria dei cit­tadini medesimi, si vede ora quasi dimessa.