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Folletti - La prima messa

Parmirella era avanti negli anni, ma aveva le figlie sposate e nessuno che le desse una mano in casa. Per la verità quando era tempo di pomodori il loro aiuto non glielo facevano mancare, ma per il bucato no, quello doveva farselo da sola, e tanto valeva andarci presto la mattina, prima che giù alla Pescarella si facesse la folla.

Era desta da un pezzo quando l'orologio del campanile battè le ore. Contò sei rintocchi, quindi scese piano dal letto, si vestì in silenzio senza accendere il lume ad olio per non destare il marito che russava e, presi gli zoccoli in mano, uscì in punta di piedi.

In cucina accese il lume. Dischiuse la finestra e dette un'occhiata fuori, sulla strada: era buio, un buio freddo ed umido, quasi fosse notte fonda. Rabbrividì, ma non se ne dette pensiero. Già il giorno prima aveva notato che il tempo si metteva al brutto e pensò che probabilmente avrebbe piovuto. Prese dalla credenza un pezzo di pane di mais e se lo lasciò scivolare nella tasca del grembiule. Lo avrebbe piluccato cammin facendo. Acciambellò uno straccio, se lo pose sul capo e, su di esso, in bilico, sistemò il cesto con la biancheria sporca pronta sin dalla sera, poi si avvolse lo scialle intorno alla faccia, uscì in strada e si incamminò. La notte era fredda e silenziosa, colma solo del tonfo dei suoi passi: non il latrato di un cane, non il rumore di un risveglio. Che avesse sbagliato a contare i tocchi dell'orologio? Mano, erano sei; di questo era certa! E se l'orologio era guasto? Era capitato altre volte, e se ne dicevano tante . . . ! Rabbrividì ma affrettò il passo, quasi a voler sfuggire alle proprie inquietudini. Si lasciò dietro le ultime case e fu in vista della chiesa di Santa Maria a Canna. C'era luce dentro. Sospirò profondamente, rassicurata: si stava dicendo messa. Rinfrancata, proseguì celermente. Già che c'era, si sarebbe fermata per una preghiera, pensò, rigettando con stizza il sospetto che la decisione fosse originata dal desiderio di dissipare le proprie paure.

Depose il cesto sul sagrato ed entrò. Il prete volgeva le spalle: era anziano, non il solito. Avanzò verso l'ultima fila di banchi dove vide libero un posto a sedere. La donna accanto a lei era di mezza età, probabilmente forestiera, poiché era la prima volta che la vedeva. Ma anche gli altri... Nessun volto le era familiare: gente del tutto sconosciuta, e lei sì che conosceva tutti in paese!

Perplessa, cominciò a guardarsi intorno, a scrutare ogni volto, finché una donna non si levò da un banco poco più avanti e mosse verso di lei. Sentì il sangue raggelarsi nelle vene. Quella donna, comare Adelina, era morta da più di un anno, in agosto, la settimana prima della festa di Sant'Antonio.

Comare Adelina le fu vicina. "Non è messa per te", le disse.

Lei capì. Terrorizzata, si alzò e corse via, proprio mentre la messa finiva. Il portone le si chiuse alle spalle imprigionandole fra le ante un lembo della gonna. Dette uno strappo, violento, disperato: la veste si lacerò; corse a casa.

Alcune ore più tardi, il parroco che scese a Santa Maria a Canna per celebrarvi la messa del mattino si stupì alla vista di un lembo di vestito incastrato fra le ante del portone che egli stesso aveva serrato a doppia mandata la sera innanzi.

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