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Folletti - Il Carro

Era una delle tante famiglie di agricol­tori che abitava una delle tante case disseminate in contrada Mattine. Ora che i figli erano abbastanza cresciuti però, la casa si era fatta piccola per tutti, così i cinque ragazzi più grandi si trasferivano, ogni sera, presso un'altra abitazione di loro proprietà che dista­va circa un chilometro.

Per un breve tratto la strada fiancheggiava il podere di un uomo che in vita si era dedicato alla magia nera, ed erano in molti a giurare che al momento del trapasso il suo corpo era stato avvolto da lingue di fuoco che avevano bruciacchiato il pagliericcio e le coltri. Ma loro non avevano mai dato eccessivo peso a tali dicerie: facevano il cammino insieme, tutte le sere, allegri e chiassosi come solo i giovani sanno esserlo.

Quella sera però, a cena, Gennaro era stato canzonato per certi suoi atteggiamenti spavaldi sicché, quasi a dare una dimostrazione del proprio coraggio più a se stesso che agli altri, con un pretesto, lasciò che i fratelli lo prece­dessero per compiere da solo il tratto di strada solito.

Si era in autunno inoltrato e la tenebra densa, putrida delle foglie in decomposizione, gli si serrava ermetica intor­no, celandogli finanche la coltre di fango che ricopriva la via e che sembrava volesse attanagliargli i passi. Sprazzi di eventi misteriosi e lontani, frammenti di frasi raccapriccianti che credeva dimenticate, sebbene ostinatamente ricusati, affioravano alla me­moria opprimendogli l'animo.

Presso il podere maledetto provò a fischiare, così, per sentirsi meno solo, ma nessun suono gli uscì dalle labbra irrigidite ed aride. Gli parve invece di udire un rumore lontano, un fruscio fioco, dei tonfi, ma forse era il suo ansimo, il battito impazzito del suo cuore.

Egli arrancava nella mota, ma il rumo­re inesorabilmente lo incalzava. Un sudore gelido gli imperlava la fronte, gli scorreva lungo la schiena destandogli brividi di morte.

Il rumore cresceva, divenne lo sferragliare di un carro lanciato in una corsa folle. Temette di essere travolto e con un salto si ritrasse sul ciglio della via.

Un fragore assordante lo investì per perdersi subito lontano. Eppure non aveva visto il carro, né i cavalli, null'altro che le sagome nere delle querce che fiancheggiavano il sentiero.

Non seppe mai come avesse potuto raggiungere i fratelli, in casa, al sicuro; né questi mai lo derisero per il fatto che, dallo spavento, si fosse imbrattato i pantaloni.