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Folletti - La Capretta Bianca

Dalla bettola dove quasi ogni sera si trattenevano con gli amici del paese, intabarrati, facevano ritorno a contrada Casale. Era tardi, ma non era la prima volta che rincasassero a quell'ora. L'argomento era quello di sempre: le carte e la loro predilezione verso coloro che rivelavano minore capacità nel giocarle.

Avevano oltrepassato la chiesa di Santa Maria a Canna e già si intravedeva, in fondo alla curva, illuminato da uno spicchio di luna seminascosto fra le nubi, il lavatoio della Pescarella, quando notarono una capretta bianca dall'aria spaventata e incerta, ferma sul ciglio della via.

Entrambi si bloccarono d'istinto e zittirono, presi dallo stesso pensiero. Si guardarono intorno con circospezione e, rassicurati dal silenzio che vi regnava, si scambiarono uno sguardo di intesa, srotolarono piano i mantelli e, dispiegandoli fra le braccia aperte, mossero in modo da precludere all'animale ogni via di fuga. Quando gli furono dappresso, gli balzarono addosso, lo ghermirono, lo avvoltolarono negli ampi mantelli sì da soffocarne i belati e quindi, sorreggendolo a fatica in quanto si dibatteva disperatamente, si affrettarono alla volta della masseria.

Per ovvie ragioni non potevano tenere in vita la capretta, né spartirne le carni con i vicini. La sola cosa da fare era metterla subito in pentola e mangiarla. Furono svegliate le donne di casa e subito l'animale venne sgozzato, scuoiato, ripulito delle interiora, sommariamente sezionato e messo a bollire in un pentolone sul fuoco del camino. Per occultare ogni traccia del misfatto, fu scavata presso il letamaio una fossa in cui fu sepolto il vello e, attinti due grossi boccali di vino dalla botte, ci si dispose in allegria all'attesa.

Più di un'ora bollì il pentolone, ma stranamente la carne si manteneva rosea, quasi viva. Quella delle donne che si era assunta l'impegno di sorvegliarne la cottura ne infilzò un pezzo col [1]e lo trasse fuori dall'acqua per controllarne al tatto la consistenza. Era dura. "Fussi riavolo!?" esclamò spazientita e, per scongiuro, fece il segno della croce.

Esplose un fragore di catene e l'acqua debordò dalla pentola, sollevando una nube di fumo e di cenere. Accorsero tutti, convinti che avesse ceduto la catena, ma quando i vapori si furono dissolti, esterrefatti, terrorizzati, dovettero costatare che nel pentolone non vi era che acqua.

Allora corsero fuori ed andarono a scavare nel punto in cui avevano seppellito il vello, ma anche la fossa risultò vuota, né in terra vi era più traccia del sangue, né delle feci di cui avevano svuotato le budella.



[1]Verga metallica uncinata utilizzata per estrarre pezzi di bollito dalla pentola.

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