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Tuocco (Morra)

La morra era già praticata nell’Egitto faraonico e si diffuse nell’antica Roma col nome di “micatio”. Mai passata del tutto di moda, in un atto notarile di fine 1700 si rileva che alcuni uomini di Paterno avevano tirato fino a tarda ora “a giocare vino al tocco”. Si dedicavano a questo gioco esclusivamente gli uomini e la posta poteva essere costituita da monete, oltre che dal quartino di vino. Ispirata alla morra, invalse la pratica di mena’ lo tuocco, effettuare, cioè, la conta, fra due o più persone, mediante il dispiegamento simultaneo di dita. A tal fine, ci si disponeva l’uno di fronte all’altro, se la conta avveniva fra due persone, o in circolo, se le persone erano più di due. Chi assumeva l’onere di guidare l’incombenza ne dava il via, indicando il nome della persona da cui iniziare a contare, preceduto dalla preposizione “pe’” (per). Fatta la somma delle dita dispiegate, si procedeva alla conta che, generalmente, iniziava con la filastrocca: “L’una, - re doe, - re tre - cancelle; - mammeta - è brutta, - soreta - è bella. - Ron - zi’ mo’, - ron - zi’ mo’, - conta - tille - ca sirici - so’.” (L’una, le due, le tre cancellate; tua madre è brutta, tua sorella è bella. Don zio monaco, don zio monaco, contatele ché sedici sono). Si proseguiva, quindi, con 17, 18, ecc., fino ad individuare la persona corrispondente al numero determinato dalla totalità delle dita dispiegate. Lo tuocco, oltre a designare chi avrebbe dovuto compiere la prima mossa in un qualsiasi gioco da intraprendere, serviva anche a stabilire i ruoli di lo padrone e lo sotto (il massaro ed il sottoposto), per la gestione del vino che aveva costituito la posta in gioco. Compito del massaro era versare la bevanda nei bicchieri e quindi offrirli, uno per volta, ai giocatori, sia vincenti che sconfitti, a lui graditi, assoggettandoli però alla disponibilità del sottoposto. Erano due le opzioni con cui si concretizzavano le offerte: a) Co’ lo piacere mio e co’ lo tuo (con il consenso mio e con il tuo), nel qual caso il sottoposto poteva concedere o negare e, in quest’ultima ipotesi, il padrone era tenuto a tracannare il contenuto del bicchiere; b) Legittimo a .... e in questo caso il sottoposto poteva liberamente disporre del vino offerto, concedendolo al destinatario proposto dal massaro, devolvendolo ad altro giocatore oppure bevendolo egli stesso. Chi, all’esaurimento dei bicchieri di vino, risultava escluso dalla libagione, si diceva che fosse andato a l’urmo (all’olmo), cioè era stato mandato a refrigerarsi all’ombra di un olmo. Nel caso in cui uno soltanto dei giocatori fosse stato privato del ristoro della bevanda, si diceva che era stato mandato a l’urmo sicco (all’olmo secco), cioè a cercare un improbabile refrigerio sotto un olmo appassito e quindi privo di fogliame. Ai bambini in età prescolare, di conseguenza non ancora edotti sui meccanismi della numerazione, era precluso lo tuocco. Costoro, al fine di individuare colui o colei che avrebbe dovuto dare inizio ad un gioco, effettuavano la conta sillabando la seguente incongruente filastrocca: “Pippandone, larione, conoscete la carta bianca; e del mi, e del sì, questo è un gioco che si fa così!” turno, dalla stessa distanza, lanciavano una moneta, oppure un bottone (formella). In direzione di un ostacolo, in genere un muro. Raccoglieva il tutto il giocatore il quale con la propria moneta (o bottone) si era avvicinato più degli altri al limite stabilito.

Una variante abbastanza praticata del gioco consisteva nel lanciare a turno, su di uno spiazzo, una moneta o un bottone. Si assicurava il possesso della moneta (o del bottone) dell’avversario il giocatore che riusciva ad accostarvi la propria entro un raggio prestabilito (misura).

Ove l’ipotesi non si verificasse di primo acchito, ad iniziare da colui che aveva effettuato il primo lancio, si cominciava ad accostare la propria moneta alle altre, sospingendola mediante lo scatto (unico) del pollice liberato dalla presa dell’indice (trix). La moneta (o il bottone) dell’avversario veniva presa da colui che realizzava l’”azzeccata” entro la “misura”, e ciò fino all’esaurimento di tutte le monete (o bottoni) in gioco.