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Capitolo 0 - Premessa

Fare storia locale costituisce un ambito di ricerca che non sempre ha goduto di buoni giudizi. Spesso essa è stata considerata sinonimo di una attività erudita, curata da privati cultori, con impianti e prospettive molto limitati. Soltanto negli ultimi tempi la storia locale sembra assumere una dimensione più dignitosa, anche all’interno della società degli storici di professione. In questo ambito sono emerse due diverse concezioni della storia locale: da una parte si è sostenuto che si tratta della ricerca concreta, in ambiti delimitati, di grandi temi e problemi riguardanti la storia generale; dall’altra si è ribattuto che la storia locale è essenzialmente storia totale di un determinato territorio, l’unica dimensione capace di ricostruire il teorema di “una storia a parte intera”. Ebbene, se dovessimo classificare questo lavoro in uno dei due filoni, sicuramente dovremmo fare riferimento al secondo, per la capacità dell’autore di offrire uno spaccato di lungo periodo della storia di Paternopoli, in grado di comprendere organicamente le principali vicende economiche, sociali e politiche che hanno investito la piccola comunità irpina nell’arco della sua esistenza. In questo modo i principali protagonisti, dal clero ai signori, assurgono ad attori di un dramma corale che si snoda attraverso tragedie e riti, sofferenze, epidemie e feste, in un tempo che muta ma che conserva i tratti pervicaci di una miseria antica.

Così la comunità di Paternopoli si qualifica, prende corpo e sostanza, entra nelle vicende di una storia più grande, per molti versi estranea eppure pervasiva che ogni volta la costringe a fare appello a tutte le sue risorse, materiali e simboliche, per non soccombere. Paternopoli assurge a simbolo di una più generale traiettoria delle genti meridionali, senza per questo sminuire, scolorire la sua specificità. Si tratta di un risultato importante, di un equilibrio letterario reso possibile dalle genuine esigenze dell’autore di dare voce alla gente del luogo, di alimentare per questa strada le memorie personali, familiari e collettive. Memorie che poco o nulla possono significare per altri, ma che risvegliano ricordi, evocano situazioni, ambienti che insieme ricostruiscono i labili fili della memoria storica. Soltanto se sostenuti da così intime motivazioni, è possibile intraprendere la strada della ricerca storica, avventurarsi per la strada faticosa ed incerta della scoperta dei materiali e delle fonti, offrire alla lettura e alla conoscenza dei contemporanei le tracce di una ricostruzione storica avara di notizie, gelosa dei suoi stessi pensieri.

Ebbene, su questo terreno, l’autore mostra di avere fiuto e perizia. Si lascia guidare dall’istinto, ma sa poi individuare le chiavi giuste per penetrare nel passato silenzioso e dignitoso di Paternopoli. Sono soprattutto i notai del luogo ad offrirgli le informazioni e gli indizi più interessanti. Dietro il protocollare linguaggio notarile, infatti, si nascondono sentimenti, speranze e paure che guidano i comportamenti degli antichi abitanti di Paternopoli; allo stesso modo l’arido incedere di quel linguaggio svela le tenaci strutture di autorità che regolano la vita della comunità.Grazie alla generosa opera di Salerno, Paternopoli si sottrae all’oblio di un muto passato e consegna ai suoi cittadini di oggi un altro significativo frammento per non lasciarsi travolgere dalla maligna opera di un tempo senza memoria, di un orfano ed insignificante futuro. Con un ideale passaggio di testimone, la gratitudine per il lavoro dell’autore si accompagna alla speranza di un rinnovato impegno di chi avrà il piacere e la voglia di leggere queste pagine per coltivare, con la stessa ostinazione di Antonino Salerno, il senso di appartenenza ad una comunità, la ricerca di quelle radici che rendono meno ostile e passivo il nostro cammino nella modernità.

Giuseppe Moricola - Docente universitario


L’idea di compiere una ricerca sulla storia, sulle trasformazioni economiche, sociali e culturali accadute a Paternopoli sin dal suo sorgere, è scaturita dal ricco e stimolante patrimonio di cultura e di valori che la nostra terra ha sempre vantato.

Diventa fondamentale, a questo punto, chiedersi cos’è e cosa rappresenta la “storia”.

La storia consiste in un complesso di fatti accertati ed offre la possibilità, più unica che rara, di registrare integralmente il lascito che ci hanno fatto i nostri avi.

Nello studio amoroso e paziente raccolto in questo volume, si ha la sensazione di veder emergere Paternopoli dalle dense nebbie del suo remoto passato. Un passato che spesso ritorna attraverso una rigorosa logica documentale, attraverso i protagonisti, le circostanze, gli episodi e le personalità che hanno determinato la grandezza del popolo paternese.L’accorata divisione dell’indagine permette di giungere ad una visione ampia e dettagliata di una realtà scomparsa, e di far rivivere scene ed immagini di un Paese che vanta un illustre passato.

fSolo apparentemente la trattazione ha carattere localistico.In verità, il presente lavoro non solo vuole essere la narrazione più significativa degli eventi storici, di cui è attento ad evidenziare gli effetti, ma vuole altresì slargarsi in un ampio orizzonte visivo, mediante una premessa che tuffa le sue radici nell’età sannita, senza tralasciare il ricorso a riferimenti delle realtà limitrofe, in un costante parallelismo atto a facilitare la comprensione della portata di ciascun avvenimento o episodio trascorso. In linea con la più consolidata tradizione storiografica, va precisato subito che non rientra in questa ricerca il tentativo di voler scrivere una storia definitiva, perché la storia, in quanto tale, è in continua evoluzione: la conoscenza del tempo che fu si è accumulata grazie al contributo e all’elaborazione di più individui e più popoli che hanno abitato il territorio di Paternopoli.

Ne discende che la prefazione assume un carattere chiarificatore per quanti vorranno interessarsi alla storia nostra e a tal fine è stata assunta a guida la successione cronologica dei fatti accertati, fermando di volta in volta l’attenzione sullo sviluppo urbanistico del territorio, sull’incremento demografico, sulla spiritualità di un popolo, sulle sue condizioni di vita -spesso estremamente precarie-, sulla sofferta quotidianità che può e deve restituire una dimensione umana alla storia.Viene fuori l’immagine di una comunità spesso oppressa e tuttavia sempre operosa, mai rassegnata, impegnata nella dura lotta per la sopravvivenza e attenta a recepire ogni pur lieve mutamento sociale.

Si giunge ad una visione analitica della storia “globale” di Paternopoli, di un popolo che continua a vivere e a riprodursi tramite le attività nobili e alte dell’uomo, quali la fede, la politica, le ideologie rinnovatrici.Ripercorrere la storia è il compito che si era assunto l’autore Antonino Salerno e lo scopo ultimo di questo lavoro è stato adempiuto con una felicità e un’immediatezza che gli viene non solo dallo studio, ma soprattutto dall’amore profondo che lo lega alla sua gente, al suo Paese.Non mancano, nelle pagine che seguono, riferimenti a luoghi e protagonisti locali, ad avvincenti storie di vita, che offriranno, a chi vorrà leggerle e studiarle, tanti motivi di riflessione e di meditazione.Una meditazione che deve partire dalla consapevolezza di quanto sia breve il tempo che ci divide da un passato di sofferenze e di umiliazioni, contro cui si fece largo il coraggio individuale e collettivo, la fiera dignità di quei paternesi che non si piegarono, né si rassegnarono ai compromessi, agli abusi e ai tempi.Il lavoro qui dinanzi diventa perciò lezione di civiltà, che arricchisce di nuove speranze gli animi delle generazioni a venire, di chi sa che la storia mai finisce e termina e sempre rimane, con i suoi problemi e le sue speranze.

Questo perché alla sua radice vi è il complesso di valori racchiuso nella grandezza del popolo di Paternopoli e nella sua autonomia morale.In tal senso, l’opera scritta vuol parlare direttamente a noi, gente del nostro tempo, che guardiamo al passato per comprendere il presente e arricchirlo del nostro impegno per il futuro, e che scavando a ritroso nel tempo permettiamo al nostro Paese di meritare il “diritto alla storia”.  

Maria Consolata Barbieri, Assessore alla Cultura del Comune di Paternopoli


L’incomprensione del presente nasce fatalmente dall’ignoranza del passato.

Il pensiero è dello storico francese Marc Bloch e, se da una parte deve indurre a riflettere sulle vicende storiche di Paternopoli, dall’altra riflette lo spirito che anima l’impegno di quanti concorrono, ognuno per il ruolo che gli compete, alla raccolta di documenti e materiali per creare situazioni ed occasioni (in attesa di istituzioni meglio definite nella struttura e nelle finalità) in grado di far rilevare ai cittadini contemporanei lo sviluppo e il divenire di una civiltà locale di tutto rispetto, formatasi per effetto di condizioni naturali, sociali, culturali, economiche e produttive di sicuro valore.La premessa mi è propizia per meglio svolgere le successive considerazioni e riflessioni.

Questa Amministrazione Comunale riserva grande attenzione alla cultura e alle sue problematiche, in maniera particolare alla cultura locale. Infatti siamo fortemente impegnati e motivati a sostenere la ricerca per riscoprire, valorizzare e divulgare il grande patrimonio di usi e costumi, di tradizioni e cultura, di storia e di testimonianze artistiche della nostra Comunità. Nel solco già tracciato da tanto impegno, era scontato che ci assumessimo l’onore e l’onere di pubblicare le ricerche storiche dell’amico Antonino Salerno che, unendo alla passione e all’entusiasmo di sempre una insospettabile perizia di storico navigato, ha realizzato un lavoro veramente pregevole.

Con la pubblicazione del libro “Paternopoli - Diritto alla storia” diamo una risposta finalmente positiva alle reiterate sollecitazioni e alle affettuose insistenze di tanti concittadini, vicini e lontani, che da decenni sollecitano concrete iniziative in questa direzione. E’ un altro vuoto che si colma, un’altra lacuna che scompare.Anche per questo Antonino Salerno merita un grazie sincero da parte nostra per averci accordato il privilegio, una volta convintosi della bontà dei nostri programmi e dei nostri impegni, della sua collaborazione e della pubblicazione delle sue ricerche storiche.Ma torniamo al libro ed al suo contenuto. Fare storia locale è esercizio irto di incognite e di difficoltà, è un percorso disseminato di trappole e di insidie. Il rischio maggiore che incombe, minaccioso come una spada di Damocle, sulla penna del ricercatore è quello di lasciarsi fuorviare da un eccesso di zelo campanilistico e di civetteria provincialesca, perdendo di vista l’oggettività e l’imparzialità che la materia pretende. Il nostro Antonino Salerno non si è lasciato ammaliare dalle sirene nascoste dietro il campanile e non è inciampato in questo ostacolo. Anzi lo ha superato brillantemente. Nel caso specifico, infatti, ci troviamo di fronte ad uno studio storico pensato con metodo scientifico e rigorosamente tradotto in ricerca, prima, e in testimonianza, poi.

Questo lavoro di storia locale narra di fatti, personaggi ed avvenimenti con vero tono scientifico e si dilata in un ampio orizzonte visivo con una indagine storica che parte dalla preistoria e dal primo millennio, attraversa il medioevo e il Rinascimento, oltrepassa il secolo dei Lumi e il Risorgimento, per giungere fino agli anni immediatamente successivi alla seconda guerra mondiale.Leggendo il libro si intuisce subito che l’autore non accetta come definitive nessuna interpretazione, nessuna teoria, ma si avvicina alla storia con umiltà ed infinita prudenza. Gli eventi strettamente politici (guerre, trattati, rivalità personali) sono esposti esaurientemente. L’autore ha preferito, però, insistere di più sullo sviluppo sociale, economico, culturale e ideologico della comunità. Nessuna concessione agli aspetti mitici e leggendari.Di ogni documento viene citata la fonte con rigore filologico ed in forma completa, affinché il lettore possa anche consultare e verificare di persona. La narrazione scivola via armonica e compatta, mai divaricante rispetto all’impianto sobrio e rigoroso dell’indagine storica.

L’autore ha tale confidenza e tale padronanza della materia che “gioca” (in senso estremamente positivo) con la storia in uno scintillio di date, nomi ed eventi.In definitiva Antonino Salerno riesce mirabilmente a rappresentare la ricchezza e la complessità del nostro passato di cui tutti dobbiamo prendere coscienza per coglierne il significato e l’insegnamento migliore.Per questo all’amico Antonino Salerno voglio ribadire i sensi della più profonda e sincera gratitudine dell’Amministrazione Comunale e di tutti i cittadini paternesi, vicini e lontani. Questo suo libro farà bella figura in tutte le biblioteche.

Per i Paternesi esso sarà sempre una voce amica che parla e si fa ponte che unisce il passato al presente.Un’ultima riflessione da sottoporre ai potenziali lettori, che spero saranno moltissimi, e a cui auguro sin d’ora una proficua lettura. L’occasione mi è propizia, infatti, per sottolineare come F. De Sanctis, il sommo critico nato in Irpinia, era solito ricordare agli irriducibili neoterici che L’avvenire appartiene solo a chi conosce il presente. Il mio auspicio, che è quasi certezza, è che le giovani generazioni, insieme a quelle meno giovani e a quelle che verranno, sapranno e vorranno studiare la Nostra Storia per ricavare dall’opera dei nostri avi insegnamenti e ammaestramenti per il futuro. In fondo che cosa è la Storia se non tracce ed impronte indelebili del passato profuse a piene mani sul sentiero del nostro essere e del nostro divenire. 

Felice De Rienzo, Sindaco di Paternopoli 

 

Un popolo senza memoria è un popolo senza futuro. 

 

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