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Storia, Paternopoli diritto alla storia

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Fare storia locale costituisce un ambito di ricerca che non sempre ha goduto di buoni giudizi.

Spesso essa è stata considerata sinonimo di una attività erudita, curata da privati cultori, con impianti e prospettive molto limitati.

Soltanto negli ultimi tempi la storia locale sembra assumere una dimensione più dignitosa, anche all'interno della società degli storici di professione. In questo ambito sono emerse due diverse concezioni della storia locale: da una parte si è sostenuto che si tratta della ricerca concreta, in ambiti delimitati, di grandi temi e problemi riguardanti la storia generale; dall'altra si è ribattuto che la storia locale è essenzialmente storia totale di un determinato territorio, l'unica dimensione capace di ricostruire il teorema di "una storia a parte intera".

Ebbene, se dovessimo classificare questo lavoro in uno dei due filoni, sicuramente dovremmo fare riferimento al secondo, per la capacità dell'autore di offrire uno spaccato di lungo periodo della storia di Paternopoli, in grado di comprendere organicamente le principali vicende economiche, sociali e politiche che hanno investito la piccola comunità irpina nell'arco della sua esistenza. In questo modo i principali protagonisti, dal clero ai signori, assurgono ad attori di un dramma corale che si snoda attraverso tragedie e riti, sofferenze, epidemie e feste, in un tempo che muta ma che conserva i tratti pervicaci di una miseria antica.

Così la comunità di Paternopoli si qualifica, prende corpo e sostanza, entra nelle vicende di una storia più grande, per molti versi estranea eppure pervasiva che ogni volta la costringe a fare appello a tutte le sue risorse, materiali e simboliche, per non soccombere.